I tagli ai finanziamenti internazionali per gli aiuti umanitari in Sudan stanno provocando la chiusura di strutture sanitarie e lasciando milioni di persone con un accesso sempre più limitato alle cure. Per questo motivo Medici Senza Frontiere (Msf) ha lanciato un appello ai governi e ai donatori istituzionali affinché garantiscano i finanziamenti necessari a mantenere operativi i servizi sanitari essenziali.
Secondo Msf, tra gennaio e aprile 2026 i ricoveri nelle strutture sostenute dall’organizzazione a Zalingei e Rokero, nel Darfur centrale, sono aumentati del 22,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel solo mese di maggio, 45 centri sanitari di base nella regione hanno perso il sostegno dell’organizzazione umanitaria, che ne garantiva le risorse, a causa della mancanza di fondi.
«La guerra sta determinando i bisogni del Sudan; i tagli ai finanziamenti stanno riducendo la risposta», ha dichiarato il capomissione di Msf nel Paese, Muhammad Ibrahim, sottolineando che la chiusura delle cliniche sta aumentando la pressione sulle poche strutture ancora operative.
La riduzione dei finanziamenti ha avuto conseguenze anche nello Stato di Gedaref. Nel campo di Tanedba, che ospita 18.400 rifugiati, a giugno hanno chiuso i reparti di maternità e chirurgia dopo il ritiro di un’organizzazione umanitaria. Nel campo di Um Rakuba, dove vivono circa 17.000 rifugiati, le organizzazioni umanitarie presenti sono scese dalle circa 35 del 2021 a meno di dieci.
Msf segnala difficoltà anche a Tawila, dove si trovano fino a 600.000 sfollati. Ad agosto, 191 bambini sotto i cinque anni affetti da malnutrizione grave sono stati ricoverati nel centro nutrizionale dell’organizzazione e quasi il 22% di loro è risultato positivo anche alla malaria.
Secondo i dati delle Nazioni Unite citati da Msf, il 37% delle strutture sanitarie del Sudan è completamente fuori servizio, mentre 825.000 bambini sotto i cinque anni rischiano la malnutrizione acuta grave. Il piano umanitario Onu per il Paese, del valore di 2,87 miliardi di dollari (circa 2,4 miliardi di euro), risulta finanziato per circa il 41%.



