La diffusione delle foto del faccendiere Valter Lavitola – arrestato con l’accusa di essere tra i mandanti dell’attentato dell’ottobre 2025 contro Sigfrido Ranucci, ex conduttore di Report – in posa accanto ad alcuni animali abbattuti in Zimbabwe, ha riacceso il dibattito sulla caccia al trofeo in Africa. Secondo quanto rivelato dalla testata online MowMag e ripreso dal Tg1, il soggiorno si è svolto nel novembre 2025, pochi giorni dopo l’esplosione a Pomezia. Il safari per cacciare leoni, elefanti, bufali e leopardi sarebbe costato almeno 130.000 euro, pagati in parte dalla società Future Awaits.
L’episodio rientra nelle indagini della Procura di Roma e dei carabinieri sugli affari africani di Lavitola. Ufficialmente gestore di un ristorante e di un b&b, Lavitola puntava al business dei safari, oltre a quelli dei terreni agricoli, dei carbon credits e del fotovoltaico. Secondo MowMag e Il Giornale, Lavitola avrebbe avviato iniziative in Tanzania e Camerun, legate anche al factotum Gomes Clesio Tavares, anche lui coinvolto nell’inchiesta per l’attentato a Ranucci.
Sulla vicenda è intervenuta ieri l’associazione Humane World for Animals. La direttrice per l’Italia, Martina Pluda, ha definito le immagini «stomachevoli» e la caccia al trofeo «un’attività tanto anacronistica quanto classista e crudele: pagare per uccidere specie selvatiche e trasformarle in status symbol non è sport, non è turismo, né può essere spacciato per conservazione o sviluppo sostenibile».
Nel comunicato dell’organizzazione si confrontano i dati della caccia con quelli del turismo fotografico. Se l’abbattimento di un elefante maschio frutta circa 37.000 euro, lo stesso esemplare vivo genera 21.000 euro all’anno con i safari fotografici, raggiungendo 1,5 milioni di euro nella sua vita, ossia 40 volte l’incasso del cacciatore.
Infine, la nota richiama l’Italia: tra il 2014 e il 2024 abbiamo importato 546 trofei di 27 specie protette dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (Cites), quasi il 30% provenienti dallo Zimbabwe. L’organizzazione chiede quindi l’approvazione delle proposte di legge ferme in Commissione Giustizia che introdurrebbero un divieto a questo commercio, come ha fatto da pochissimo la Francia. “Non servono altri trofei nei salotti delle élite, ma una legge che dica, una volta per tutte, che questi animali non sono souvenir”.



