Le donne rappresentano il 48% della forza lavoro nella ricerca in Sudafrica, rispetto al 45,1% del 2019/20. Il Consiglio nazionale consultivo per l’innovazione rileva inoltre che le donne tra il personale accademico permanente delle università pubbliche sono passate dal 46% nel 2010 al 52% nel 2022.
Secondo la valutazione del Piano strategico 2020-2025 del dipartimento della Scienza, della tecnologia e dell’innovazione, la partecipazione femminile alla ricerca ha registrato progressi negli ultimi anni, ma rimangono ancora forti disparità nelle posizioni accademiche più elevate e in diversi settori scientifici e tecnologici.
Nel 2020 le donne rappresentavano il 37,5% dei professori e professori associati permanenti, contro il 27,8% nel 2011. Un dato più favorevole emerge nell’ambito dell’Iniziativa sudafricana per le cattedre di ricerca, dove a marzo 2023 il 57% delle posizioni era ricoperto da donne. Restano invece prevalentemente maschili discipline come ingegneria, informatica, matematica e statistica.
La Commissione parlamentare per la scienza, la tecnologia e l’innovazione, che ha diffuso questi dati, ha indicato tra gli ostacoli ancora presenti gli stereotipi di genere, le difficoltà di accesso ai finanziamenti e alle infrastrutture di ricerca, la carenza di tutor e modelli professionali e le responsabilità familiari e di cura. Le difficoltà risultano particolarmente marcate per le ragazze e le donne provenienti dalle aree rurali e dalle comunità a basso reddito.
Il Parlamento ha sollecitato un maggiore coordinamento tra governo, scuole, università, istituti di ricerca e imprese, chiedendo particolare attenzione ai settori emergenti, tra cui Ai, biotecnologie, scienze spaziali, manifattura avanzata e tecnologie dell’idrogeno e quantistiche, affinché le attuali disparità di genere non vengano replicate nelle nuove industrie.



