L’Uganda ha ufficialmente dato inizio al conto alla rovescia di 42 giorni per la dichiarazione della fine dell’epidemia di Ebola. Giovedì è stato infatti dimesso l’ultimo paziente affetto da Ebola nel Paese dopo un secondo test negativo; secondo le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), un’epidemia può essere dichiarata conclusa solo dopo 42 giorni (due periodi di incubazione massimi) senza nuovi casi.
Dichiarata ufficialmente il 15 maggio, questa epidemia di Ebola, del ceppo Bundibugyo, aveva fatto registrare in Uganda 20 casi confermati al 16 luglio, tra cui due decessi: 15 contagi erano collegati a casi importati dalla Repubblica democratica del Congo (Rdc), mentre cinque erano casi locali.
«Questo importante traguardo testimonia l’impegno dei leader ugandesi, degli operatori sanitari, dei team di indagine epidemiologica, delle comunità e dei partner che hanno lavorato instancabilmente per interrompere la trasmissione» ha dichiarato alla stampa ugandese il rappresentante dell’Oms in Uganda, Kasonde Mwinga. Dall’inizio dell’epidemia, le autorità sanitarie ugandesi, con il supporto dell’Oms e dei suoi partner, hanno lavorato per individuare i casi, tracciare i contatti e prevenire nuove infezioni.
Complessivamente, 836 persone identificate come contatti sono state monitorate fino al termine del periodo di sorveglianza e le misure di sorveglianza sono state inoltre rafforzate in 36 distretti considerati ad alto rischio, nonché in 38 punti di ingresso nel Paese. Dal 21 giugno non vengono segnalati nuovi casi confermati.
L’Oms, in una nota, sottolinea che l’inizio del conto alla rovescia non segna la fine della risposta: la circolazione del virus nella Repubblica democratica del Congo continua a esporre l’Uganda al rischio di nuovi casi importati e qualora venisse rilevata una nuova infezione il conto alla rovescia di 42 giorni ripartirebbe automaticamente. «Sebbene questo sia un momento incoraggiante, non segna la fine della risposta. Sarà fondamentale mantenere una sorveglianza rigorosa, condurre indagini rapide in caso di allarme e mobilitare le comunità», ha spiegato Mwinga. Di fronte a questo rischio il ministero della Salute ugandese ha lanciato un nuovo piano operativo semestrale per rafforzare le capacità di sorveglianza, preparazione e risposta per prevenire una recrudescenza della malattia.



