Un tribunale del Sudafrica ha disposto il rinvio all’11 agosto delle procedure di estradizione a carico del discusso attivista panafricanista Kemi Seba, prolungandone la custodia cautelare in carcere. Il provvedimento dei magistrati sudafricani estende lo stato di incertezza sul destino legale dell’uomo, che rimarrà in detenzione preventiva.
La richiesta di estradizione è stata formalizzata dal governo del Benin, che accusa Seba di incitamento alla ribellione. Le contestazioni delle autorità beninesi si riferiscono ai fatti legati al fallito colpo di Stato avvenuto nel Paese nel dicembre del 2025. I giudici sudafricani stanno esaminando la conformità legale e procedurale della domanda per decretare se il trasferimento possa essere eseguito.
Seba, nato in Francia 45 anni fa come Stellio Gilles Robert Capo Chichi e in seguito privato della cittadinanza francese, era stato arrestato il 13 aprile insieme a suo figlio e a un cittadino sudafricano. Dal giorno del fermo, Seba è comparso più volte davanti alla corte senza che venisse presa una decisione finale.
La vicenda ha avuto immediate ripercussioni diplomatiche anche in altre aree del continente. Nelle ore successive all’arresto a Pretoria, la presidenza del Niger ha dichiarato Seba persona non grata, ritirandogli il passaporto diplomatico e licenziandolo formalmente dal ruolo di consigliere speciale del leader militare Abdourahamane Tiani.



