Pedofilia e stupri, storica condanna per un maestro coranico in Senegal

di Tommaso Meo

Un insegnante senegalese è stato condannato a 20 anni di carcere per stupro e pedofilia, riconosciuto colpevole di violenze ai danni di 28 suoi studenti in una scuola coranica nella città di Touba, a 200 chilometri da Dakar.

L’uomo, Serigne Khadim Mbacké, membro di una importante famiglia di marabutti, si è consegnato alla polizia a giugno 2023 sostenendo fosse vittima di un complotto e ha sempre negato ogni accusa, anche di fronte alle vittime e parlando sotto giuramento in tribunale. Non ha tuttavia convinto i giudici: «È un segnale forte» ha detto ai media senegalesi uno degli avvocati delle parti civili, Kandiack François Senghor, secondo cui «il numero delle vittime e l’identità degli imputati» rendono questo «il caso di pedofilia più importante» mai processato in Senegal.

Si tratta di una sentenza storica in un Paese in cui lo stupro è stato criminalizzato solo nel 2020: il caso, reso pubblico nel marzo 2023 e soprannominato “l’affare Keur Gol” dal nome del quartiere povero di Touba dove sono avvenuti i fatti, ha suscitato indignazione in tutto il Senegal. La storia è inziata quando una studentessa di 15 anni ha chiesto a sua madre di smettere di frequentare la scuola coranica locale e di diventare una donna delle pulizie. Incuriosita, la madre ha indagato e grazie alla sorella undicenne ha scoperto che la figlia aveva subito violenze sessuali ripetute, sempre per mano del suo insegnante. Parlando con altri genitori sono emerse altre storie simili. In totale sono state identificate circa 50 vittime, di età tra i 7 e i 16 anni, e i genitori di 28 ragazze hanno deciso di trascinare l’insegnante coranico in tribunale, intentando una causa civile. Durante il processo, le violenze sono state grazie ai certificati medici.

Secondo Amnesty international, questa sentenza «rompe un certo tabù» che circonda quello che è ancora «un problema della comunità» in cui si preferisce «risolvere le cose amichevolmente piuttosto che sporgere denuncia o ottenere giustizia per le vittime»: le vittime e le loro famiglie sono state sottoposte a una vera e propria pressione da parte della comunità di Touba, con la famiglia dell’aggressore che ha persino offerto denaro per insabbiare il caso.

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