La Repubblica Democratica del Congo ha confermato le condanne a morte per l’uccisione di due esperti Onu nel 2017

di Tommaso Meo
Zaida Catalan e Michael Sharp

L’alta corte militare di Kinshasa, in Repubblica Democratica del Congo, ha condannato ieri in appello alla pena capitale 54 persone imputate per l’assassinio di due esperti delle Nazioni Unite nel marzo 2017. Nel processo di primo grado, che si è concluso nel 2022, erano stati 49 i condannati.

Lo statunitense Michael Sharp e la svedese-cilena Zaida Catalan furono uccisi mentre indagavano sulle violenze nella provincia del Kasai Centrale, scoppiate in seguito alla rivolta della milizia di Kamwina Nsapu, repressa dalle forze di sicurezza nazionali.

Tra i condannati ci sono diversi leader della milizia, autori dell’esecuzione, e il colonnello Jean de Dieu Mambweni, ufficiale dell’esercito congolese. Nel processo di primo grado, Mambweni era stato condannato a soli dieci anni di carcere per insufficienza di prove. Alcuni imputati sono stati formalmente identificati come coloro che hanno influenzato gli assassini, mentre altri hanno partecipato direttamente all’esecuzione o hanno avuto un ruolo decisivo sul campo nel duplice omicidio.

I due esperti furono intercettati il ​​12 marzo 2017 su un ponte fluviale vicino al villaggio di Moyo-Musila, dove erano stati condotti insieme ai loro compagni congolesi. Nonostante fossero stati identificati come esperti, furono accusati di tradimento e portati nella boscaglia, dove furono fucilati prima che la donna svedese venisse decapitata.

Per la Commissione Nazionale per i Diritti Umani (Cndh) che segue il caso, il processo non ha coinvolto le menti di alto rango dietro questo duplice omicidio. All’emittente francese Rfi, Paul Nsapu, presidente della Cndh, ha detto che la sentenza verrà aggiunta all’elenco dei documenti che l’organizzazione sta esaminando per accertare i fatti. «Le prove in nostro possesso indicano che il processo aperto a Kananga nel 2017 ha deliberatamente escluso individui che erano stati citati durante le udienze come menti e altri mandanti del duplice omicidio, esperti delle Nazioni Unite e autori delle violenze nel Kasai». La Cndh ritiene che l’uccisione degli esperti non possa essere stata decisa solo dalla milizia.

Per la sorella di Zaida Catalan, Elisabeth Morseby, citata dalla stessa emittente radiofonica, il procedimento legale sta procedendo nella giusta direzione per far luce su questa tragedia, ma non deve fermarsi qui: «Dopo più di nove anni di lutto, incertezza e battaglie legali per ottenere la verità, proviamo sollievo e tristezza. Sollievo perché è un passo importante verso il riconoscimento definitivo delle loro responsabilità. E tristezza perché nessun verdetto potrà riportare in vita mia sorella Zaida, Michael Sharp, i loro colleghi congolesi o tutte le vittime innocenti della violenza nel Kasai. Riteniamo che, nonostante tutte le prove raccolte, in particolare le registrazioni attribuite al colonnello Mambueni, che rivelano come la presenza di esperti delle Nazioni Unite potesse compromettere l’autorità dello Stato e sollevano interrogativi sulle circostanze di questi omicidi, molti dubbi rimangano aperti. Non ci interessano le speculazioni. È fondamentale indagare su coloro che, ai vertici della gerarchia, potrebbero essere stati in possesso di informazioni cruciali o aver partecipato a questa cospirazione. La sentenza d’appello è solo l’inizio, non l’ultimo capitolo».

Dopo oltre 20 anni di sospensione, il governo di Kinshasa ha revocato la moratoria sulle esecuzioni nel marzo 2024 per arginare la violenza armata nell’est del Paese e la criminalità urbana.

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