Kenya, sospeso per una settimana lo sciopero dei trasporti dopo gli scontri

di Tommaso Meo
Una strada di Nairobi

Lo sciopero dei trasporti pubblici keniani, scatenato dall’aumento dei prezzi del carburante a seguito della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, è stato revocato ieri sera, dopo che il governo ha raggiunto un accordo provvisorio con le associazioni che rappresentano i proprietari di autobus e minibus.

Lunedì, negli scontri scaturiti dalle proteste, quattro persone sono state uccise e una trentina ferite, mentre sono oltre 300 le persone arrestate. Secondo il ministro dell’Interno Kipchumba Murkomen, che ieri ha partecipato a una conferenza stampa congiunta con le associazioni dei trasportatori, lo sciopero è stato sospeso per una settimana per consentire ulteriori colloqui tra il governo e gli operatori del settore.

I negoziati erano iniziati lunedì, primo giorno di sciopero, ma non hanno portato a un accordo, nonostante il governo avesse acconsentito a ridurre il prezzo del diesel di circa 10 scellini al litro: gli operatori del settore dei trasporti avevano richiesto una riduzione maggiore, pari a 46 scellini al litro, in particolare citando il prezzo del gasolio, il principale carburante da loro utilizzato. Il ministro dell’Energia Opiyo Wandayi ha dichiarato alla stampa locale che la riduzione di 10 scellini al litro costerà al governo 2,7 miliardi di scellini kenioti (20,79 milioni di dollari) in mancate entrate.

Ieri mattina i servizi di autobus e minibus risultavano ancora interrotti in tutto il Kenya e alcune scuole sono rimaste chiuse e dopo la conferenza stampa le associazioni dei trasporti abbiano esortato i propri membri a tornare al lavoro.

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