Ucciso il vice capo dell’Isis in Nigeria, ma l’area del Lago Ciad resta una polveriera

di Tommaso Meo

L’uccisione di Abu-Bilal al-Minuki, vice capo dell’Isis in Nigeria, è stata sbandierata dagli Stati Uniti come un passo significativo nelle azioni di anti-terrorismo nell’area del Lago Ciad. Nigeriano dello Stato di Borno, al-Minuki aveva scelto di operare nel nord-est del Paese, in una regione che è al centro di violenze e instabilità, ma anche teatro di competizione tra l’Iswap (il gruppo affiliato all’Isis) e Jama’at Ahl al-Sunna li al-Da’wa wa al-Jihad (Jas), gruppo più noto come Boko Haram. Al-Minuki stato colpito a morte dalle forze statunitensi e da quelle nigeriane nel fine settimana.

«Mentre le forze regionali si sono concentrate sul contrastare le minacce dell’Iswap, in parte a causa delle avanzate capacità del gruppo nell’uso dei droni, Boko Haram sembra aver approfittato della relative attenzione rivolta al suo rivale per riorganizzarsi», ha detto ad Al Jazeera Nimi Princewill, esperto di sicurezza nel Sahel. «Questo, a sua volta, sembra aver consentito a entrambe le fazioni di ricostituire le proprie forze e di sferrare ulteriori attacchi nella zona».

La morte di al-Minuki, arrivata in un contesto di rinnovata violenza nell’area del Lago Ciad, non significa per forza la fine della situazione di insicurezza: solo la scorsa settimana, nello Stato di Borno, nel nord-est della Nigeria, almeno 42 studenti sono stati rapiti da una scuola da Boko Haram.

Secondo diversi osservatori, le tensioni non sono slegate dalle manovre che altri gruppi armati affini stanno portando avanti anche a migliaia di chilometri di distanza, in diverse zone del Sahel. Nelle regioni più distanti dai centri poteri governativi, infatti, i gruppi armati riescono ad avere facile presa su masse di giovani senza lavoro che trovano risposte alle loro esigenze con la possibilità di avere una moto, un’arma da fuoco e un indottrinamento ideologico. Una battaglia che quindi non si può vincere soltanto con le armi ma che richiederebbe azioni di sviluppo economico e sociale.

In alcune zone, la paura, la sfiducia e l’indebolimento delle strutture di autorità tradizionali possono rendere le comunità più vulnerabili all’influenza dei gruppi armati. Sono proprio queste pressioni sociali che possono creare condizioni favorevoli a Boko Haram e all’Iswap che poi svolgono un ruolo economico significativo controllando aree di estrazione minerarie e rotte di contrabbando.

Per far fronte alla situazione, la Nigeria insieme al Camerun e al Ciad sta provando ad armonizzare le operazioni militari, mettere sotto controllo frontiere porose e operare in contesti che a volte offrono reti di protezione ai gruppi armati

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