recensione di Stefania Ragusa
19 febbraio 1937. Secondo il calendario copto è il giorno 12 del mese di Yekatit del 1928. Da meno di un anno l’Etiopia è stata occupata dall’Italia, mentre la Società delle Nazioni volgeva lo sguardo altrove. La resistenza etiope decide di colpire il generale Rodolfo Graziani, viceré d’Etiopia per l’Italia fascista, conosciuto come il macellaio del Fezzan. Sono Abraha Deboch e Mogos Asgedom, due giovani eritrei arrivati in Etiopia qualche anno prima per studiare, a lanciare nove bombe a mano nel cortile del Palazzo Gennete-Li’ul, dove si svolgono i festeggiamenti per la nascita del principe Vittorio Emanuele di Savoia.
Graziani è ferito gravemente ma non muore. Segue una terribile rappresaglia. Le guardie chiudono i cancelli e i 3000 etiopi presenti, in prevalenza povera gente accorsa con la speranza di ricevere qualche soldo, sono tutti uccisi. La caccia prosegue nei giorni e nei mesi successivi, portando a terribili orrori e almeno a 20mila vittime. Tra queste anche i 297 monaci del monastero di Debre Libanos, cuore della chiesa etiopica, accusati di complicità con gli attentatori.
Questa pagina, una delle più brutali del colonialismo italiano, nonostante un’ampia documentazione che attesta le responsabilità fasciste, rimane tuttora poco nota. Il graphic novel firmato da Andrea Sestante, e intitolato semplicemente Yekatit 12 (Tunué, 2026, pp. 192, € 23), ricostruisce gli scenari in cui fu pensata e portata a compimento l’azione contro Graziani e gli accadimenti successivi. Vuole essere uno strumento per contrastare l’oblio e agitare la memoria. Contiene una prefazione di Wu Ming 2 e una postfazione di Gabriella Ghermandi.
Dal 1941, ossia dalla liberazione dell’Etiopia, il 19 febbraio è diventato un giorno di lutto nazionale, commemorato con una cerimonia nella piazza della capitale chiamata, non a caso, Yekatit 12.




