Il Benin al voto per il dopo-Talon

di Tommaso Meo
Patrice Talon

di Céline Camoin

Quasi otto milioni di cittadini scelgono il nuovo presidente: nonostante il boom del cotone e le riforme industriali, resta acceso il dibattito sulle libertà democratiche e la povertà

I due unici candidati ammessi alle elezioni presidenziali di domenica 12 aprile in Benin stanno concludendo la campagna elettorale, in uno spazio politico democratico che alcuni osservatori definiscono ristretto.

Il programma del favorito Wadagni

Romuald Wadagni, candidato della coalizione presidenziale con Mariam Chabi Talata come vice, ha presentato le sue priorità sui temi dell’agricoltura, dell’industrializzazione e della crescita economica. Il suo progetto sociale si chiama «Più avanti, insieme» e promuove la prosecuzione delle riforme economiche intraprese negli ultimi anni sotto la guida di Patrice Talon. Il candidato sottolinea che il miglioramento della produzione agricola è un elemento chiave per la crescita nazionale e che ora è necessario andare oltre l’esportazione di materie prime per sviluppare filiere locali. L’industrializzazione riveste un ruolo centrale in questo aspetto del programma. Wadagni afferma che la creazione di impianti di trasformazione in diverse zone industriali del Paese, in particolare a Glo-Djigbé, Sèmè-Podji e Djougou, ha generato posti di lavoro e aggiunto valore ai prodotti agricoli come cotone, anacardi e soia. Propone di continuare a semplificare le procedure, rafforzare il contesto imprenditoriale e implementare incentivi per incoraggiare gli investimenti. Sul fronte energetico, il messaggio ribadisce gli sforzi già in corso per ridurre le interruzioni di corrente e aumentare la capacità produttiva locale, in particolare attraverso la centrale termoelettrica di Maria-Gléta e gli impianti fotovoltaici.

Le proposte dell’oppositore Hounkpè

Paul Hounkpè, candidato dell’opposizione, promuove l’apertura, promettendo un governo di unità nazionale in caso di elezione. Esponente delle Forze Cauris per un Benin Emergente (Fcbe) dell’ex presidente Thomas Yayi Boni, Hounkpè ha affermato che il suo approccio mirerà a rafforzare il dialogo politico e istituzionale in Benin, a seguito di quella che ha definito una «diagnosi inequivocabile» dello stato di diritto e delle libertà democratiche nel Paese. Il candidato dell’opposizione ha inoltre sottolineato la sua volontà di unire il popolo al di là delle divisioni partitiche per affrontare le sfide nazionali. Il suo programma, basato sulla governance inclusiva, si inserisce in una strategia per la pace sociale e lo sviluppo sostenibile. Hounkpè e il suo vice, Rock Judicael Hounwanou, hanno fatto del tema dell’unità un elemento centrale della loro comunicazione, sottolinea la stampa nazionale.

Democrazia e alternanza

Il principale partito di opposizione, Les Démocrates, è assente dalla corsa elettorale a causa di riforme restrittive del codice elettorale e di tecnicismi sulle sponsorizzazioni. Alcune figure di spicco sono anche oggetto di procedimenti giudiziari, come Reckya Madougou e Joel Aivo.

La restrizione dello spazio di alternanza democratica denunciata dall’opposizione contrasta tuttavia con un aspetto salutato da vari analisti, ovvero il rispetto da parte di Talon del limite dei due mandati presidenziali consecutivi. Nonostante una revisione della Costituzione alla fine del 2025, contrariamente a una prassi adoperata da molti capi di Stato africani, il ricco uomo d’affari che ha guidato il Paese negli ultimi dieci anni ha mantenuto fede al suo impegno.

«La parola che torna più spesso nel dibattito in Benin in questo periodo è quella di correzione. La sta usando persino il candidato Romuald Wadagni – colui che sicuramente vincerà le elezioni – in tutti i comizi. Credo che le correzioni prioritarie da attuare potrebbero essere dal punto di vista dei diritti umani e dei detenuti politici»ha commentato su France24 il giornalista beninese Francis Kpatinde. «Con l’arrivo di un nuovo inquilino al palazzo della Marina, tutto è possibile, il presidente uscente lascerà il suo successore decidere», ha proseguito.

La sfida della trasformazione locale

Sotto il profilo economico, durante la presidenza Talon il Benin ha fatto registrare un andamento positivo: il Pil ha mantenuto una media costante tra il 6% e il 7% (con una previsione del 6,7% per il 2026), resistendo bene anche agli shock esterni. Il Benin è stato tra i primi Paesi africani a emettere obbligazioni internazionali a lungo termine (fino a 30 anni) e titoli legati ai criteri Esg.

Il Paese è diventato anche il primo produttore di cotone in Africa, superando Mali e Burkina Faso, con punte record di oltre 700.000 tonnellate annue. La creazione della Gdiz (zona industriale di Glo-Djigbé) segna il passaggio dall’esportazione di materia grezza alla trasformazione locale (tessile, anacardi), attirando investimenti stranieri. La gestione del porto di Cotonou è stata affidata al Porto di Anversa per aumentarne l’efficienza. Nel 2025-2026, il traffico ha puntato ai 15 milioni di tonnellate.  È stata introdotta la fatturazione elettronica e una digitalizzazione spinta della dogana, che ha permesso di raddoppiare le entrate fiscali interne, riducendo la dipendenza dagli aiuti esteri.

Nonostante questi aspetti positivi, circa il 38-40% della popolazione vive ancora sotto la soglia di povertà. La crescita in investimenti infrastrutturali fatica a gocciolare rapidamente verso le classi più povere. L’economia informale rappresenta ancora l’85% dell’occupazione, rendendo molti lavoratori vulnerabili alle riforme fiscali aggressive. Sono circa 7,8 milioni i beninesi chiamati alle urne per eleggere il successore di Talon.

Condividi

Altre letture correlate: