di Michele Montanari
L’incredibile percorso di Vanessa Conti e del suo progetto di turismo consapevole che, partendo dalla Romagna, unisce comunità lontane nel segno della solidarietà e dell’integrazione
È maggio 2024 quando torno a lavorare nei campi di pesche, come ho sempre fatto nei momenti di sospensione e ascolto interiore. Siamo a Bagnara (Ra), nella cosiddetta Bassa Romagna; durante il diradamento dei frutti conosco Vanessa Conti, giovane energica bracciante, che comincia a raccontarmi la sua storia di contadina che sogna di diventare disegnatrice di viaggi in Africa, nello specifico in Senegal. «Una travel designer!», ricordo questa sua espressione sorridente al primo incontro.
Sono trascorsi due anni e Vanessa è diventata davvero una travel designer singolare, piena di entusiasmo e di racconti sulla sua nuova vita divisa tra i campi e la costa oceanica del Senegal. Così è nata Sama Africa, «la mia Africa», piccola-grande impresa individuale che disegna viaggi in Senegal.
La storia del lagame con l’Africa inizia però molto tempo prima. Appena compiuti 18 anni Vanessa «prende il volo», ascolta la sua ispirazione alla libertà e alle nuove scoperte e parte quasi senza niente per il Senegal, vivendoci per alcuni mesi, passando dalla routine campestre a una terra selvatica, variegata e sorprendente. A quel Paese resterà legata per tutti gli anni successivi fino a oggi, visitandolo diverse volte, imparando la lingua Wolof, intessendo relazioni significative con persone e realtà senegalesi, esplorandone le bellezze e i misteri.

In quel Senegal che all’inizio era un Eden vacanziero a basso costo per una bracciante di modeste possibilità, Vanessa ha poi conosciuto Khalifa, il giovane senegalese oggi suo marito. Dal loro matrimonio è nato Nico, che oggi ha 15 anni e aiuta già sua madre. Oggi tutta la famiglia di Vanessa è unita dalla passione per i viaggi verso l’Africa: dalla nonna Elsa, viaggiatrice over 80 in Senegal, fino al padre, che ha sposato una donna senegalese, e ai giovani cugini Nico e Kevin nati da unioni italo-senegalesi.
Dal volo a Dakar di una ragazza inesperta nel 2007 comincia «questo viaggio»: quello di una comunità che intreccia Senegal e provincia romagnola, di una piccola casa vicino all’oceano Atlantico e di un’attività che oggi si affaccia al mondo dei viaggi etici e della cooperazione, avvalendosi di contatti creati nel tempo e collaboratori di lunga conoscenza.
Sama Africa disegna «viaggi autentici su misura» e da alcuni mesi ha un sito internet che apre a un mondo di possibilità e proposte personalizzate, illustratae con immagini e racconti che rimandano ai viaggi ma anche a valori libertari ed egualitari; un’etica che cerca nel proprio lavoro un riscontro innanzitutto umano e nel viaggio un’esperienza autentica, forte, sempre diversa, alla scoperta di bellezze equatoriali ma anche di tradizioni e comunità rurali piene di gioia e ospitalità.
Il sito fornisce anche molti dettagli e variabili di viaggio, consigli pratici per chi progetta questo tipo di esperienza da solo o in gruppo con un’assistenza professionale a tutte le ore. Attraverso i suoi viaggi, Sama Africa sostiene gli abitanti dei villaggi di Kibick e Takhoum, prevedendo visite dei viaggiatori per donare alle comunità locali quintali di riso, ma anche materiale didattico. Ad esempio un gruppo veneto ha donato alla scuola del villaggio di Takhoum alcuni proiettori e nstallato una piccola fontana pubblica a Kibick, un grande dono specialmente per le donne. «Altri viaggiatori – racconta Vanessa – hanno portato ai villaggi computer, stampanti e materiale scolastico… C’è sempre un forte desiderio di sostenere i villaggi da parte delle persone che conosco, è come se fossero ispirate ai miei stessi valori».

Vanessa spiega che molti viaggiatori organizzano aiuti per il Senegal direttamente dall’Italia, raccogliendo quaderni e materiale di cancelleria da inviare via aereo o tramite container. «Non è solamente un gesto di generosità – racconta – ma contribuisce in concreto a un futuro migliore per i più giovani e svantaggiati». Inoltre, continua: «Nei nostri viaggi prevediamo sempre una tappa alla Maison des Enfants, un’organizzazione di volontariato che aiuta i talibe, i bambini di strada. I viaggiatori portano loro beni di prima necessità tramite questo ente», così la visita diventa un momento di contatto diretto, nonché un dono. Con i viaggi che organizza, Sama Africa dà lavoro a tante persone, anche indirettamente, attraverso i servizi offerti ai viaggiatori, dai taxi alle guide, dai ristoranti ai laboratori.
Da poco è venuta anche l’idea di piantare un albero in terra senegalese per ogni viaggio che Sama Africa riesce a organizzare, restituendo così nuove radici alla terra ospitante e lasciando ad ogni ripartenza un «segno vivo» e tangibile, a sigillo di un nuovo legame tra persone e natura.
Come faranno questi alberi, Sama Africa cresce già mese dopo mese, forte delle collaborazioni con grandi tour operator e dei contatti con istituzioni come l’Ambasciata italiana a Dakar e con diverse strutture di ricezione locali. Il viaggio di Sama Africa è appena cominciato, ma il Senegal e l’Africa Occidentale sembrano già più vicini al cuore di molti italiani ed europei, in un cammino secolare che vuole i popoli sempre più mescolati e impegnati per un futuro di integrazione e sviluppo globale.



