recensione a cura di Stefania Ragusa
In questo nuovo libro Dinaw Mengestu esplora le ombre dell’identità etiope-americana tra memoria e autoinganno. Il protagonista di L’atlante dei posti sbagliati, Mamush, torna negli Stati Uniti dopo anni a Parigi per misurarsi con la morte di Samuel, instabile figura paterna, riscoprendo un passato segnato da menzogne, silenzi e traumi familiari. Tra ricordi d’infanzia e riflessioni sulla diaspora, l’autore intreccia l’esperienza personale con il contesto storico del conflitto in Etiopia, senza ridurre la narrazione a un semplice “romanzo sull’immigrazione”. La scrittura è intensa, capace di sondare il dolore, la colpa e il desiderio di connessione, restituendo un ritratto profondo di chi vive tra due mondi, sempre in bilico tra ricordo e verità. Un’opera che conferma Mengestu come voce centrale della letteratura africana contemporanea.




