Dialogo nazionale in Camerun. Prime polemiche

di Marco Simoncelli
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Lunedì nella capitale camerunese Yaoundé è iniziato il “grande dialogo nazionale” convocato dal presidente Paul Biya per cercare una soluzione al conflitto che da tre anni devasta le due regioni anglofone separatiste occidentali e che ha già provocato 3mila morti, quasi mezzo milione di sfollati e 40mila rifugiati.

Il meeting durerà cinque giorni e ha accolto 700 delegati che lavorano a porte chiuse nelle otto commissioni su temi come il ritorno degli sfollati, il sistema giudiziario ed educativo, il bilinguismo e il disarmo. L’iniziativa è stata accolta con speranza dagli osservatori, per via dell’adesione di un gran numero di attori e per la mobilitazione della comunità internazionale, ma in parte anche con scetticismo. Manca infatti mediatore neutrale. Sono poi assenti anche alcune delle figure più critiche della società civile camerunese, come l’oppositore Maurice Kamto, che rimane in detenzione preventiva, e anche alcuni dei principali leader indipendenti.

Già nei primi giorni di incontri nelle commissioni sono emerse forti polemiche come riporta RFI. Martedì, è stata presa in esame la spinosa questione del federalismo. “Abbiamo due culture, due modi di governare. Solo il federalismo può aiutarci a vivere insieme”, ha detto a Rfi Cornelius Esua, arcivescovo di Bamenda, nella provincia anglofona del Nord Ovest. “So cosa sta succedendo sul campo. Vedo come vivono le persone, come reagiscono. Non dobbiamo dare soluzioni che non soddisfino le loro aspettative. Se oggi facciamo qualcosa che non fornisce la vera soluzione al problema, il problema continuerà “.

Per Patrice Amba Salla, ex sindaco del Rassemblement démocratique du peuple camerounais (RDPC) ed ex ministro, va invece attuato il decentramento come previsto dalla Costituzione del 1996, cosa che fino ad ora non è stata fatta. “Non è possibile che se alcune delle nostre popolazioni decidono che, poiché sono a disagio, il Paese venga diviso in tre. A questo ritmo, ognuno verrà a reclamare una parte del Paese e non possiamo accettarlo “, ha detto.

È stata inoltre discussa la questione del trasferimento di risorse finanziarie alle autorità locali nel contesto del decentramento e sono scoppiate altre controversie, in particolare sulla composizione dei comitati.

“Denunciamo in primo luogo la composizione unilaterale dei membri della commissione, l’iper-rappresentazione del partito al potere, ministri ed ex ministri e alti funzionari. Abbiamo l’impressione che tutto sia stato messo insieme in anticipo. Quindi non possiamo aspettarci nulla di positivo perché ripeteranno le stesse cose e i metodi saranno gli stessi”, afferma Jean-Robert Wafo, portavoce del Front social-démocrate (SDF), John Fru Ndi, che afferma di essere molto preoccupato.

Dopo l’ex presidente Akéré Muna, dell’Alleanza delle Forze Progressive (AFP) ha chiuso ulteriormente al dialogo sul tema. “Questo grande dialogo è solo un grande monologo ipocrita. Non siamo venuti a mangiare cupcakes “, ha detto. Anche l’ex deputato di Douala, Jean-Jacques Ekindi, è andato via. “Non ho sentito la magia del dialogo”, afferma.

Il portavoce del grande dialogo nazionale, George Ewane, ha invece respinto queste critiche. “I commissari non sono stati nominati, sono stati eletti nella Camera e il Primo Ministro ha affermato che i membri della commissione hanno il diritto di andare in qualsiasi commissione”. “Questo è un falso dibattito. Siamo camerunensi. Non siamo qui per fare politica. Siamo qui per trovare soluzioni ai problemi che affliggono le nostre due aree di lingua inglese nel nord-ovest e nel sud-ovest. ”

L’iniziativa del grande dialogo nazionale è la prima da quando le tensioni indipendentiste delle regioni di North-West e South-West sono degenerate in un conflitto, all’inizio del 2017, anche a causa della ostinata chiusura al dialogo da parte di Biya – al potere da 37 anni – e la sua costante risposta repressiva.

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