Zimbabwe in crisi, ma non si può manifestare

di Marco Simoncelli
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Nei giorni scorsi l’opposizione zimbabwana e i sindacati avevano annunciato importanti mobilitazioni e scioperi per protestare contro la corruzione e la mala gestione del governo di Harare e contro la crisi economica da cui il paese dell’Africa australe non riesce ancora a uscire, ma la polizia e l’esecutivo di Mnangagwa avevano minacciato gravi rappresaglie e così è stato.

Ieri per l’ennesima volta la polizia zimbabwana ha subito fatto capire che la libertà di manifestare non sarebbe stata concessa, sparando lacrimogeni contro un centinaio di manifestanti che si erano radunati nelle strade della capitale per protestare contro il governo nonostante il divieto imposto dalle autorità.

Poco prima il partito d’opposizione che aveva organizzato la manifestazione, il Movimento per il cambiamento democratico (Mdc), aveva deciso di annullarla dopo che l’Alta corte di Harare aveva respinto il ricorso sul divieto governativo di tenere una protesta in strada. Nelson Chamisa, leader dell’Mdc ha dichiarato, come riporta la Reuters, di “non voler rischiare le vite dei manifestanti con l’aggressività altrimenti verebbe sparso sangue per le strade” e aggiungendo “che il partito utilizzera altre tattiche per farsi sentire”.

Ciononostante numerosi i sostenitori del partito di opposizione che hanno ignorato il divieto e si sono riuniti in Africa Unity Square per protestare contro il peggioramento delle condizioni economiche, sfidando il divieto deciso dai giudici e accusando il governo di “atteggiamento fascista” per aver “represso il diritto al dissenso”.

Secondo alcuni testimoni citati dalle agenzie, la polizia aveva schierato ingenti forze di polizia per le strade della capitale, mentre numerosi commerci hanno chiuso temendo scontri che poi sono avvenuti. I sostenitori del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc) d’opposizione hanno scandito slogan contro la brutalità della polizia, che ha sparato i lacrimogeni per disperderli. Gli agenti avrebbero anche bloccato in un angolo un gruppo di dimostranti, picchiandoli con i manganelli, e almeno una donna è stata portata via in ambulanza.

Il presidente Emmerson Mnangagwa, succeduto a fine 2017 a Robert Mugabe che era alla guida del Paese dal 37 anni, si era impegnato a rilanciare l’economia, sinora invano. Il Paese affronta regolarmente penuria di beni di prima necessità, come farina, pane, olio e carburante.

Inoltre dallo scorso mese di giugno lo Zimbabwe soffre di pesanti blackout, che in alcune zone hanno bloccato le attività degli abitanti fino a 19 ore al giorno. Su questo fronte, ricorda Agenzia Nova, il governo deve rispondere di un debito di 70 milioni di dollari nei confronti delle compagnie elettriche regionali, dalle quali è obbligata ad importare energia senza avere attualmente la possibilità di pagare il dovuto. A causa della sua insolvenza il governo è stato costretto negli ultimi mesi ad interrompere le importazioni di energia da utility regionali come sudafricana Eskom e la mozambicana Hydroelectrica de Cahora Bassa – Hcb, nei confronti delle quali la compagnia di stato Zesa è indebitata rispettivamente di 33 e 35 milioni di dollari: un debito saldato finora solo per 55 milioni di dollari. Il ministro dell’Energia Fortune Chasi è stato chiamato a giustificare in parlamento questa situazione, che ha attribuito al mancato pagamento delle bollette, accusando i cittadini dello Zimbabwe di connettersi illegalmente alla rete elettrica nazionale e di non pagare il dovuto.

Dal 2009 l’economia del paese africano è inoltre afflitta dall’iperinflazione, un fenomeno che ha provocato negli ultimi mesi un rincaro dei prezzi della benzina, aumentati da 1,24 dollari 3,31 dollari al litro, ed ulteriori contestazioni. Nel tentativo di frenare l’inflazione, il governatore della Banca centrale dello Zimbabwe, John Mangudya, ha annunciato di recente il divieto di far uso di alcune valute estere nel paese – fra queste dollari, rand sudafricani e sterline – al fine di favorire la nuova moneta locale, lanciata dal governo come tarata sul valore del dollaro e chiamata dollaro Rgts (Real Time Gross Settlement). Dallo scorso 24 giugno, il Rgts è di fatto l’unica valuta legale nel paese.

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