La Repubblica Centrafricana ha ufficialmente ratificato il Protocollo di Maputo sulla parità di genere, diventando così il 46° Stato membro dell’Unione Africana ad aderire a questo trattato. Il Protocollo alla Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli relativo ai diritti delle donne in Africa, comunemente noto come Protocollo di Maputo, è uno dei quadri giuridici più completi al mondo in materia di diritti delle donne. Adottato nel 2003 dall’Unione Africana (Ua), il trattato definisce chiaramente gli obblighi dei governi africani in materia di lotta alla violenza contro le donne e le ragazze, di garanzia dei diritti riproduttivi, di eliminazione di pratiche dannose come i matrimoni infantili e le mutilazioni genitali femminili, e di promozione della partecipazione paritaria alla vita economica, politica e pubblica.
La situazione dei diritti umani nella Repubblica Centrafricana è allarmante: le donne e le ragazze sono colpite in modo sproporzionato dai conflitti, dall’insicurezza e dalla debolezza della governance. Le comunità continuano ad affrontare cicli di violenza, sfollamenti e abusi sessuali e di genere diffusi, che spesso lasciano le sopravvissute senza giustizia né sostegno.
Il Protocollo di Maputo, sottoscritto ufficialmente a fine luglio dalla Rca, afferma esplicitamente il diritto delle donne e delle ragazze di vivere al riparo dalla violenza, e i governi africani sono tenuti ad adottare misure legislative e politiche forti per prevenire e combattere tutte le forme di violenza sessuale e di genere, garantire l’accesso alla giustizia e assicurare i responsabili alla giustizia.
Oltre alla riforma giuridica, il Protocollo impone l’istituzione di servizi di assistenza incentrati sui sopravvissuti, compreso l’accesso all’assistenza legale, e incoraggia l’educazione del pubblico al fine di eliminare le pratiche dannose e combattere la discriminazione. Inoltre, incoraggia la cooperazione e la collaborazione internazionale nella ricerca, nel rafforzamento delle capacità e nello scambio di buone pratiche.



