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Edizione del 26/09/2026

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Tag:

insicurezza

    Bambini a scuola
    FOCUS

    In Benin inizia un nuovo anno scolastico di speranza e incertezza

    di Tommaso Meo 15 Settembre 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    Il governo rafforza mense e materiali didattici, ma la pressione delle cellule jihadiste ai confini con Niger e Burkina Faso costringe a delocalizzare aule e studenti nei centri più sicur

    di Andrea Spinelli Barrile

    Hanno riaperto ieri le scuole di ogni ordine e grado in tutto il Benin, ma la ripresa scolastica è segnata dall’incertezza e da grandi sforzi da parte delle autorità per garantire innovazione e, soprattutto, diritto allo studio. Il governo sta rafforzando le misure di sostegno sociale: mense scolastiche, materiale didattico e istruzione gratuita per tutte le ragazze delle scuole primarie e secondarie.

    Tra le varie iniziative, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef) ha consegnato venerdì a Porto-Novo una donazione di 628 apparecchiature informatiche con l’obiettivo di modernizzazione l’intero sistema educativo. I device, donati a 43 istituti comprendevano computer desktop e portatili, Cpu, monitor, videoproiettori, stampanti, hard disk accessori vari. Sono inoltre stati distribuiti 145.580 kit scolastici gratuiti in tutto il Paese. Contro l’abbandono scolastico è stato anche reso operative nel 95% delle scuole rurali il servizio di mensa.

    La scorsa settimana il governo ha inoltre approvato una procedura di reclutamento straordinario di nuovi insegnanti basata sulle qualifiche esenza concorso, grazie alla quale diverse migliaia di docenti otterranno la cattedra e un impiego stabile. Le sfide della sicurezza sembrano più urgenti di quelle educative.

    La delocalizzazione degli istituti nel nord

    Nel nord del Paese sono migliaia gli studenti che subiscono la potenziale minaccia derivante dalle attività dei gruppi terroristici. Il governo ha fatto sapere che alcune scuole saranno trasferite dalle loro sedi abituali a scopo precauzionale, «per evitare di esporre gli studenti al rischio» di attacchi o rapimenti a scopo estorsivo. Non è una novità: già negli anni scolastici precedenti le autorità avevano adottato provvedimenti simili per prevenire i rischi legati all’insicurezza. «Si tratta di proteggere i bambini ed evitare di esporre la popolazione, in particolare gli studenti e i loro insegnanti», ha detto ai media locali il portavoce del governo, Wilfried Houngbédji.

    Non è tuttavia chiaro il numero esatto di scuole interessate dai problemi di sicurezza e dai conseguenti provvedimenti, né il numero di studenti e insegnanti coinvolti. Ciò che è noto, secondo Rfi, è che tra le zone colpite dai provvedimenti di pubblica sicurezza c’è Karimama, una città situata a pochi chilometri dal confine con il Niger: il 5 marzo, Kofounou, un centro di questa regione, è stato teatro di uno scontro a fuoco in cui 15 soldati beninesi sono rimasti uccisi. Anche la regione di Matéri rimane sotto stretta osservazione: la città di Dassari, in quest’area, è bersaglio di attacchi dal 2022.

    La pressione del Jnim

    Dall’inizio del 2018, gli incidenti di sicurezza nel Burkina Faso orientale hanno destato forti preoccupazioni per il rischio di diffusione dell’estremismo violento nei Paesi costieri limitrofi. L’est burkinabé confina con il Niger, già colpito dal fenomeno, nonché con Togo, Ghana e Benin, ma nemmeno dieci anni fa nessuno avrebbe scommesso sul fatto che quest’ultimo sarebbe diventato un focolaio di tensione. Si sbagliavano.

    Oggi in Benin, in particolare nei dipartimenti dell’Atacora e dell’Alibori, a ridosso delle aree di confine con Burkina Faso e Niger, la minaccia jihadista è legata soprattutto alle cellule del Jnim (il Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani), che hanno progressivamente preso di mira le scuole, considerate simboli dello Stato centrale e dell’istruzione laica o «occidentale».

    La risposta di Cotonou

    Negli scorsi anni, con il governo del presidente Patrice Talon, il Benin ha adottato una strategia ibrida che combina sicurezza militare, riorganizzazione didattica e prevenzione comunitaria. Oltre ai presìdi militari nei villaggi isolati o nelle zone cuscinetto adiacenti ai parchi nazionali (W e Pendjari) dove il rischio di imboscata o rapimento è troppo alto, il ministero dell’Istruzione ha proceduto alla chiusura temporanea dei plessi più esposti. Gli studenti e gli insegnanti sfollati vengono ridistribuiti e iscritti d’ufficio negli istituti dei capoluoghi comunali più difendibili: in collaborazione con partner umanitari e Ong (tra cui Unicef e Plan International), alcuni Centres de promotion sociale (Cps) e strutture comunitarie nei centri urbani sono stati riconvertiti in aule di emergenza per assorbire il sovrannumero di alunni.

    Inoltre, il programma governativo di alimentazione scolastica (Pnasi) viene mantenuto prioritario proprio nel nord del Paese, perché fungendo da cuscinetto sociale: serve sia a incentivare le famiglie a non ritirare i figli dalla scuola, sia a monitorare le presenze e lo stato dei minori vulnerabili.

    Tuttavia, l’approccio sconta limiti evidenti: il sovraffollamento delle aule nei centri semi-urbani rende difficile la didattica, la riluttanza di molti insegnanti a prendere servizio nelle aree rurali di frontiera resta alta per il timore di ritorsioni e la continua permeabilità delle rotte forestali mantiene costante la pressione psicologica sulle comunità locali.

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    15 Settembre 2026 0 commentI
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