Tunisia, ci rimane la speranza

di Enrico Casale
attacco Tunisia Museo del Bardo

Tunisia AttackIl giorno dopo l’attentato al museo del Brado che cosa rimane ai tunisini? Non prendeteci per pazzi, ma a nostro parere rimane loro la speranza. Tanta speranza. La violenza è stata inaudita. Le vittime tante, troppe. Lo sfregio alla pacifica convivenza civile è stato evidente. Però la reazione dimostrata da questo piccolo Paese mediterraneo, così legato al nostro, è ben augurante.

Dopo le rivolte arabe, la Tunisia è stata l’unica nazione a imboccare con determinazione la strada della democrazia. Il percorso non è stato tutto rose e fiori. Ci sono stati tentennamenti, arretramenti, perplessità, tentativi di imboccare la facile strada di un islamismo rigido e ottuso. Gli assassinii dei leader del Fronte popolare Chokri Belaid e Mohamed Brahmi fecero temere il peggio. Ma le componenti sane e vitali della società tunisina hanno reagito in modo serio e determinato. Si sono coalizzate, hanno approvato una Costituzione laica, hanno indetto libere elezioni.

Certo, le tensioni non sono mancate e non mancano. A Est, La Libia distrutta dalla guerra civile fa paura. Il Sud della stessa Tunisia è preda di blitz dei jihadisti. Nel Paese poi esistono sacche di povertà estreme nelle quale il fondamentalismo pesca a piene mani (non è un caso che il contingente di combattenti più numeroso in Siria sia proprio quello tunisino).

Eppure la società civile e quella politica della Tunisia hanno reagito e stanno reagendo bene. Non sono arretrati alla dittatura e ai suoi metodi spicci (la tentazione è sempre forte, come dimostra l’Egitto). Ma si sono compattati intorno alle istituzioni. Fanno ben sperare le manifestazioni di tanta gente comune contro il terrorismo. Fanno ben sperare le parole di Rachid Ghanouchi, leader del partito islamico legato alla Fratellanza musulmana: «I terroristi hAnno approfittato della libertà del nostro Paese per dirigere questa violenti attacchi contro di noi . Ma questa piccola banda di briganti, questi mercenari non spezzeranno la volontà del nostro popolo». Ecco la Tunisia può ripartire da queste parole.

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