Tunisia: acqua, oasi e il lavoro della Cooperazione italiana

di claudia

“L’acqua arriva in superficie bollente, a circa 80 gradi, poi viene convogliata in una serpentina che la raffredda rendendola disponibile per l’irrigazione”. Raccontando uno dei progetti che l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo (Aics) sta portando a compimento nel sud-ovest della Tunisia, Remo Zulli non nasconde la propria soddisfazione per un’opera che una volta completata migliorerà la disponibilità di acqua per i contadini e di conseguenza anche il loro reddito. Più acqua significa una maggiore produzione, in particolare di datteri, il prodotto principe di questa zona destinato all’esportazione. Ma significa anche poter diversificare.

Siamo nella zona di Tozeur, lontani però dalle rotte turistiche che hanno reso celebre questa città della Tunisia, immortalata anche in una celebre canzone di Franco Battiato (appunto “I treni di Tozeur”), e il progetto è quello di Sviluppo rurale integrato nelle delegazioni di Hezoua e Tamerza, seguito proprio da Zulli. “Sviluppo rurale integrato – spiega Zulli a InfoAfrica – significa che si lavora in ambito agricolo ma anche in altri ambiti, come per esempio il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali, soprattutto cercando di fornire delle fonti di reddito alternative, oltre alla produzione del dattero”. Uno dei progetti realizzati dalla Cooperazione italiana – e ormai vicino all’inaugurazione – è la riabilitazione di un sistema di raffreddamento delle acque geotermiche da utilizzare poi per le irrigazioni delle colture. Era una struttura altamente rovinata, con perdita notevole di acqua fossile, proveniente da una sorgente profonda circa 2,4 chilometri, con una temperatura all’uscita di circa 80 gradi. “Siamo quasi alla fine dei lavori, ritardati dal Covid e dalla mancanza di materiali – dice ancora Zulli – ma ormai ci siamo”.

L’acqua raffreddata da questo sistema andrà a beneficio della popolazione che vive in queste oasi. “Qui in zona – prosegue Zulli – si possono trovare due tipi di oasi. Le oasi vicine alle principali città – come Nefta, Tozeur, Tamerza – sono di tipo ancestrale, nate attorno a sorgenti naturali che si trovavano lungo le rotte carovaniere. In epoca moderna, queste oasi sono diventate fonti di reddito importanti grazie alla palma da dattero che qui nel sud della Tunisia è una delle principali filiere insieme all’allevamento”. In tempi più recenti, il governo ha investito in quelli che sono chiamati perimetri irrigui oppure oasi moderne. “Queste – conclude Zulli – sono oasi a coltura intensiva di palme da dattero create grazie all’acqua fossile trovata più in profondità”. Dove  non si produce solo dattero. “Un’oasi ha in genere tre livelli: lo strato più alto è quello occupato dalla palma da dattero, quello intermedio da altre piante da frutto (il melograno, le arance), e lo strato più basso, alla base della palma, serve alla produzione di foraggio, piante medicinali, ortaggi”. Pennellate di verde nel Sahara che prova ad avanzare e che l’uomo tenta di bloccare e rendere vivibile. 

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