Gli Stati Uniti d’America hanno espulso a gennaio nove migranti, quasi tutti protetti da ordinanze delle corti americane contro il rimpatrio nei loro Paesi d’origine, trasferendoli in segreto in Camerun. Lo ha rivelato il New York Times, precisando che nessuno dei nove migrati è camerunese, mentre i loro avvocati hanno affermato che nessuno aveva precedenti penali per crimini violenti.
Ad oggi, ha sottolineato il quotidiano, l’amministrazione di Donald Trump non ha stipulato alcun accordo pubblico con il Camerun per accettare migranti di altri Paesi espulsi dagli Stati Uniti. Il ministero degli Esteri di Yaoundè non ha voluto commentare e il dipartimento di Stato ha detto al Nyt che non rilascia dichiarazioni sulle sue “comunicazioni diplomatiche con altri governi”.
Molti degli uomini e delle donne espulsi hanno raccontato al quotidiano di aver saputo che sarebbero stati portati in Camerun solo quando si trovavano già ammanettati su un volo del dipartimento della Sicurezza Interna in Louisiana, lo scorso 14 gennaio. Da allora vivono in una struttura statale a Yaoundé, che non possono lasciare a meno che non accettino di tornare nei loro Paesi d’origine, da cui sono fuggiti a causa di conflitti o persecuzione. Due di loro hanno scelto questa opzione.
Oltre al Camerun, altri Paesi africani – Sud Sudan, Eswatini, Ruanda e Ghana – hanno ricevuto negli ultimi mesi migranti espulsi dagli Stati Uniti. Stando a un’indagine condotta dalla Commissione per le Relazioni Estere del Senato americano si stima che il governo Usa abbia pagato oltre 40 milioni di dollari per gli accordi di espulsione dei migranti in Paesi terzi.



