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Tag:

Unione europea

    minerali insanguinati
    FOCUS

    Il Parlamento europeo dice «no» ai minerali insanguinati

    di Enrico Casale 21 Maggio 2015
    Scritto da Enrico Casale

    minerali insanguinatiIl cammino è ancora lungo, ma ieri è stato compiuto un primo positivo passo avanti nel complesso dossier dei «minerali insanguinati». Il Parlamento europeo ha approvato un testo che introduce la tracciabilità obbligatoria per le 800mila imprese dell’Ue che utilizzano i minerali provenienti da aree sconvolte da guerre per la fabbricazione dei loro prodotti. Le imprese dovranno garantire informazioni «su tutte le misure prese per identificare e risolvere i rischi connessi alla loro catena di approvvigionamento».

    In pratica, si istituisce un sistema di tracciabilità dei minerali provenienti da aree di conflitto. E, quando si parla di aree di conflitto, il testo di legge precisa che sono incluse «le aree affette da conflitto e ad alto rischio» come quelle in uno stato di conflitto armato, con violenza diffusa, il collasso delle infrastrutture civili, le aree fragili post-conflitto, le regioni senza Governo. Tra di esse, in particolare, la Repubblica Democratica del Congo, Paese ricchissimo di risorse (coltan, oro, tungsteno, stagno, diamanti) e, al tempo stesso, caratterizzato da continue violazioni dei diritti umani.

    L’approvazione di questo testo non era scontata. Dopo anni di dibattiti sterili, l’Unione europea aveva deciso di dotarsi di una normativa che impedisse l’importazione di «minerali insanguinati» sull’esempio della legge Dodd-Frank entrata in vigore quest’anno negli Stati Uniti. A un testo simile si sono opposti gli imprenditori europei che temevano (e temono) che gli obblighi imposti portino un rialzo dei prezzi dei loro prodotti. In questo, sostenuti dalle frange più conservatrici del Parlamento di Strasburgo.

    Il primo testo licenziato dalla Commissione europea prevedeva quindi solo un sistema di tracciabilità a base volontaria. Erano cioè le aziende che volontariamente dovevano attenersi al «dovere di diligenza». Un provvedimento giudicato molto debole dalla società civile (sia quella più legata ai valori religiosi sia quella più laica). E, infatti, negli ultimi sei mesi si è svolta una serrata campagna di advocacy per far pressione sui parlamentari europei affinché approvassero un testo più efficace. Una campagna che ha ottenuto risultati positivi.

    Ora toccherà ai singoli Stati membri esprimere la loro posizione. In seguito si apriranno negoziati tra la Commissione e il Consiglio europeo.

    Foto: Foto: ©Erberto Zani/www.erbertozani.com

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    21 Maggio 2015 0 commentI
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