“È un avvenimento storico, soprattutto per il nostro paese, che ha bisogno di misericordia e riconciliazione”. Così padre Joseph Tanga-Koti, segretario generale della Conferenza episcopale centrafricana commenta per la Misna le parole pronunciate da papa Francesco durante l’Angelus di ieri. Il Pontefice ha espresso il desiderio di aprire la prima Porta Santa dell’imminente Giubileo della Misericordia a Bangui, durante la sua visita del 29 e 30 novembre.
Durante l’Angelus, dopo aver espresso “solidarietà alla Chiesa, alle altre confessioni religiose e all’intera nazione Centrafricana”, con un cenno anche ai missionari comboniani della parrocchia Nostra Signora di Fatima nella capitale, “che accolgono numerosi sfollati”, Francesco aveva infatti proseguito: “Domenica 29 novembre ho in animo di aprire la porta santa della cattedrale di Bangui, durante il viaggio apostolico che spero di poter realizzare in quella nazione”.
“Un gesto forte”, lo definisce padre Tanga-Koti, ricordando che per la prima volta l’apertura della porta (che normalmente avviene nella basilica vaticana di San Pietro) si svolgerà in Africa. “Il papa – prosegue il segretario generale della conferenza episcopale – riconosce così la situazione della Repubblica Centrafricana, dove per molti, che non esitano a uccidere uomini, donne e persino bambini, la vita umana ha perso ogni valore; ma allo stesso tempo ci dice che non possiamo restare in questo stato di barbarie, che dobbiamo guardare avanti e che senza Dio e la sua misericordia non possiamo ritrovare la strada della riconciliazione”.
A chi, vista la parola “spero” usata dal Papa, ha ipotizzato un rinvio del viaggio, il sacerdote risponde con sicurezza: “Né nella Chiesa, né nel governo ci si aspetta un rinvio o un annullamento del viaggio. L’arrivo del papa porterà una luce, farà conoscere la nostra situazione e sosterrà il processo di riconciliazione”. Una speranza condivisa nel paese, dove gli scontri tra milizie rivali non si fermano: nella capitale, tra giovedì e sabato, almeno sei persone sono morte in attacchi lanciati da vari gruppi armati. Lo stesso Pontefice ha espresso ieri “viva preoccupazione” per la situazione.
(02/11/2015 Fonte: Misna)
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