Il presidente della Repubblica del Senegal, Bassirou Diomaye Faye, ha promulgato la discussa legge che raddoppia le pene detentive per gli atti omosessuali, portando il Paese a essere uno dei più repressivi del continente africano in materia.
Il nuovo provvedimento, adottato l’11 marzo dall’Assemblea nazionale con 135 voti favorevoli e nessuna opposizione, inasprisce drasticamente le sanzioni contro i cosiddetti atti contro natura, termine con cui la legislazione locale definisce i rapporti tra persone dello stesso sesso. Oltre al carcere, la norma introduce pesanti sanzioni pecuniarie che possono variare da 3.048 fino a 15.244 euro, un netto aumento rispetto alle precedenti multe che oscillavano tra i 152 e i 2.286 euro.
La decisione di Faye giunge in un clima di forte tensione sociale e politica, alimentato da una serie di arresti che nelle ultime settimane hanno coinvolto decine di persone, incluse alcune celebrità locali. Il ministro dell’Interno, Mouhamadou Bamba Cissé, ha espresso soddisfazione per il nuovo testo di legge, definendolo uno strumento necessario per la tutela dei valori nazionali.
Il dibattito pubblico nel Paese a maggioranza musulmana è rimasto incandescente per tutto marzo. Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno sollevato preoccupazioni per l’incolumità della comunità Lgbt+. L’unica clausalola di salvaguardia contenuta nel provvedimento sanziona le denunce fatte in malafede, nel tentativo di limitare possibili cacce alle streghe.
Nonostante l’inasprimento delle pene, alcuni settori dell’opposizione e vari attivisti hanno criticato il presidente della Repubblica per non aver pienamente rispettato le promesse elettorali, che prevedevano la criminalizzazione totale dell’omosessualità. La questione dell’orientamento sessuale è diventata un tema centrale della narrazione politica nazionale e si intreccia con la salute pubblica e la stabilità sociale del Paese.


