Disoccupazione giovanile, ineguale distribuzione delle risorse, dispute fondiarie, lotte tra gruppi etnici e politici. Sono queste le potenziali cause di conflitto in Kenya secondo uno studio promosso dalla locale Commissione Episcopale “Giustizia e Pace”, basato su interviste a 582 persone in 7 delle 47 Contee ( Kisii, Kisumu, Nairobi, Nakuru, Trans Nzoia e Uasin Gishu) nelle quali è suddiviso il territorio nazionale.
Lo studio si propone di individuare i principali “punti caldi” dove si possono originare conflitti, anche alla luce della progressiva devoluzione di potere, dal governo centrale alle amministrazioni locali. Ed è proprio la gestione del processo di devoluzione che suscita la preoccupazione del 23% degli intervistati, che temono che in questo modo si possano accentuare le divisioni. La Contea dove è più forte questo timore è quella di Uasin Gishu (51%) mentre quella di Nakuru con solo il (14%) è la più fiduciosa.
I fattori di maggiore preoccupazione sono comunque altri. In particolare la percezione che un gruppo possa prendere il sopravvento sugli altri (il 58% degli intervistati la ritiene una potenziale causa di conflitto); i conflitti fondiari (avvertiti soprattutto nelle Contee di Nakuru e Kisumu ); l’iniqua distribuzione delle risorse (74,8%).
La situazione dei giovani è ancora più interessante. L’82% degli intervistati pensa che i giovani possano influenzare la direzione della politica ancor più dei politici. Ma la disoccupazione giovanile è considerata dal 74,2% degli intervistati come uno dei fattori di maggior rischio per la stabilità del Paese, anche per la tendenza di politici senza scrupoli a manipolare gli strati giovanili maggiormente emarginati. Lo studio ricorda che tra il 1992 e il 1996 i bambini di strada sono aumentati del 300%. Ora questi sono diventati giovani di strada, inclini alla violenza, pronti a essere reclutati dalle gang utilizzate dai politici senza scrupoli.
Lo studio suggerisce infine alcune modalità per far sì che non si ripetano drammi come le violenze post –elettorali del 2007-2008, che hanno causato 1.300 morti e 35.000 sfollati, come offrire maggiori risorse alle Contee per lo sviluppo economico e la lotta alla disoccupazione giovanile. – L.M.- Fides.org
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