È pesantissimo il bilancio dell’attacco sferrato ieri da un commando armato nell’università di Garissa: 147 morti e 79 feriti. Tutte le vittime o quasi erano studenti, su cui gli assalitori hanno aperto il fuoco indiscriminatamente. A riferire il bilancio ufficiale dell’assalto – una delle pagine più nere della storia recente del Kenya – è stato nella serata di ieri il responsabile della Sicurezza interna Joseph Nkiaissery, anche se all’indomani della tragedia risultano ancora numerosi dispersi.
Oggi diversi quotidiani nazionali, primo fra tutti il Nation, ipotizzano tuttavia che il bilancio effettivo della strage “potrebbe essere ben più grave” e “fino al doppio” di quello dichiarato dalle istituzioni. La stampa sottolinea infatti come, nonostante le dichiarazioni rilasciate da Nkiaissery ieri sera alle 21 indicassero che “l’assedio era concluso e l’assalto ufficialmente terminato” nella notte continuavano a risuonare gli echi di colpi d’arma da fuoco all’interno del campus.
Versioni discordanti– quelle ufficiali e i resoconti forniti dalla stampa – che riportano alla mente le numerose contraddizioni che caratterizzarono anche la vicenda dell’attacco contro il centro commerciale Westgate a Nairobi, nel settembre 2013, costato la vita ad una sessantina di persone.
Cifre differenti , ad esempio, circolano anche riguardo al numero di assalitori che avrebbe composto il commando: alcuni riferiscono di tre uomini pesantemente armati, altri di quatto. Le autorità, dal canto loro, hanno reso noto solo che uno degli aggressori sarebbe stato arrestato mentre tentava di fuggire. Una versione che – commentano numerosi keniani su Twitter, dove ieri l’hashtag #Garissaattack è entrato nei Trend Topic del social network a livello mondiale – solleva non pochi interrogativi.
Nel giorno dopo l’assalto a Garissa – 150 chilometri a nord-est di Nairobi, una località già più volte nel mirino degli insorti somali Al Shabaab – tra il dolore dei familiari e lo sgomento di un intero paese, si insinuano accese critiche al governo per non aver saputo garantire un minimo di sicurezza ad un bersaglio che in molti definiscono “prevedibile”.
Come mai, è una delle domande più ricorrenti sui quotidiani keniani di oggi, le guardie addette alla sicurezza di un campus con oltre 800 studenti erano solo due? E perché – nonostante timori avanzati nelle ultime settimane – non è stato fatto nulla per rafforzare l’apparto di sicurezza dell’università?
Mancanze riconosciute anche dal presidente della repubblica Uhuru Kenyatta che intervenendo ieri con un discorso alla nazione ha ammesso che il paese ha “sofferto in maniera non necessaria per la mancanza di personale di sicurezza”. Intanto le autorità hanno imposto un coprifuoco notturno sulle quattro contee al confine con la Somalia.
(03/04/2015 – Fonte: Misna)
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