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Edizione del 15/05/2026

© Rivista Africa
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Rivista Africa
La rivista del continente vero
Tag:

criptovalute

    ECONOMIAFOCUS

    La sfida russa ai mercati: una rete crypto per l’Africa

    di Tommaso Meo 13 Aprile 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    di Andrea Spinelli Barrile

    Mosca utilizza la piattaforma A7 e la stablecoin A7A5 per aggirare le sanzioni occidentali: uffici in Nigeria e Togo, triangolazioni in Kirghizistan e il coinvolgimento diretto del complesso militare-industriale

    La Russia sta tentando di costruire una rete alternativa di pagamenti transfrontalieri in Africa utilizzando una criptovaluta ancorata al rublo, un nuovo tentativo di aggirare i sistemi finanziari internazionali a seguito delle sanzioni imposte per l’invasione dell’Ucraina.

    A rivelarlo è il Financial Times, secondo cui esisterebbe una vera e propria rete di criptovalute chiamata A7, parzialmente controllata dal banchiere moldavo Ilan Șor e dalla banca russa Promsvyazbank. Quest’ultima, strettamente legata al complesso militare-industriale russo e sotto sanzioni occidentali, detiene il 49% delle quote di A7, mentre il restante 51% fa capo a Șor. Da anni Mosca mette in atto una strategia articolata per approfondire i legami economici e politici nel continente, cercando di ridurre la dipendenza dalle infrastrutture finanziarie controllate dall’Occidente. Un’operazione di cui, almeno fino a oggi, era ignota la reale portata.

    L’espansione nel continente

    Secondo quanto emerso, A7 starebbe reclutando personale in tutta l’Africa per gestire le proprie attività. Da fine marzo è aperta, ad esempio, una posizione da country manager in Togo per contribuire alla creazione di un’azienda da zero, ma la rete ha già uffici attivi in Nigeria (da un anno) e in Zimbabwe.

    Questi uffici sono stati inaugurati ufficialmente dal viceministro delle Finanze russo, Ivan Chebeskov, e dal vicepresidente di Promsvyazbank, Mikhail Dorofeev. Alle cerimonie erano presenti anche i rispettivi ministri delle Finanze di Nigeria e Zimbabwe, a conferma del peso istituzionale dell’iniziativa. A gennaio, inoltre, Dorofeev e Igor Khimich, un alto dirigente della banca, hanno condotto missioni riservate in Togo e Madagascar.

    Tra finanza e soft power

    Si tratta di una presenza ancora in fase embrionale, ma che potrebbe espandersi rapidamente, seguendo il modello di altri progetti di soft power russo nel continente, come l’espansione delle Case russe e la proliferazione delle parrocchie ortodosse. Sul proprio sito, A7 sostiene di gestire fino al 19% dei pagamenti del commercio estero russo, un dato tuttavia impossibile da verificare in modo indipendente. È noto però che le transazioni avvengono tramite A7A5, una stablecoin ancorata al rublo che gode in Russia dello status ufficiale di «asset finanziario digitale».

    Cosa sia esattamente A7 resta in parte un mistero. Sebbene sui media locali di Nigeria, Togo e Zimbabwe regni il silenzio, lo scorso dicembre, durante la conferenza Russia-Africa al Cairo, è stato lo stesso ministro degli Esteri Sergei Lavrov a descrivere A7 come la «prima piattaforma finanziaria internazionale» russa. Il progetto non è quindi un’iniziativa semi-privata, ma un tassello centrale della strategia diplomatica del Cremlino.

    Triangolazioni e società di comodo

    Africa Rivista ha scoperto che in Nigeria la piattaforma sembra operare tramite un partner locale, Pilot Finance. Alcune società collegate sono state registrate in Kirghizistan con i nomi A7 Africa e A7 Nigeria, ma risultano di proprietà dell’imprenditore nigeriano Chidiebere Emmanuel Ajaere. Nel Paese africano, A7 sembra funzionare come un «overlay finanziario» che si appoggia a entità locali leggere e opache: una rete che non è solo russo-africana, ma triangolata attraverso giurisdizioni elastiche come quella kirghisa.

    Un recente rapporto del Centre for Information Resilience (Cir) definisce A7 una «sanctions evasion network» strutturata, più che una semplice piattaforma fintech. Oltre alla stablecoin A7A5, il sistema utilizzerebbe il riciclaggio di denaro basato sul commercio (trade-based money laundering) tramite una rete di società di comodo. L’obiettivo dichiarato è porsi come un’infrastruttura pensata per aggirare sistematicamente i circuiti finanziari globali.

    A7 dichiara circa 2.000 transazioni al giorno, per un volume che nel 2025 toccherebbe i 91,5 miliardi di dollari: se i dati fossero confermati, la piattaforma gestirebbe il 13% dell’intero commercio russo. Secondo il report del Cir, lo strumento potrebbe essere utilizzato per i pagamenti legati alla difesa e per il finanziamento di relazioni strategiche, segnando il passaggio definitivo di A7 da semplice piattaforma finanziaria a vera e propria infrastruttura geopolitica.

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    13 Aprile 2026 0 commentI
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