Somalia – «Il presidente Farmajo vuole il dialogo con al Shabaab»

di Enrico Casale
al shabaab

Il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed (detto Farmajo) vuole portare i miliziani di al Shabaab al tavolo delle trattative. Non subito, ma dopo averli indeboliti militarmente anche grazie all’aiuto dei contingenti stranieri. È quanto ha rivelato il generale Thomas Waldhauser, capo del comando Usa Africa (Africom), in una relazione tenuta davanti al Congresso. I progressi sono lenti, ha aggiunto il comandante statunitense, ma qualcosa inizia a muoversi.

Nell’ultimo anno, alcuni leader di al Shabaab, formazione legata ad al Qaeda, si sono consegnati alle autorità. Sono stati poi imitati da gruppi di miliziani, anche se non numerosi. «Non bisogna aspettarsi miracoli – ha affermato il generale Waldhauser -, si tratta di un processo lento che si misura in ottavi di pollice, non in yards. Quindi bisogna avere pazienza».

Secondo l’alto ufficiale, questo processo va sostenuto con un maggiore impegno di fuoco statunitense. Negli ultimi mesi si è già registrato un maggiore impegno delle forze armate a stelle e strisce (anche se non è stato rivelato il numero di militari di Washington operino sul terreno). Bombardamenti con droni sono stati accompagnati da azioni sul campo di piccolissime pattuglie di forze speciali, nonostante gli Stati Uniti non siano formalmente in guerra in Somalia. Gli Usa hanno anche sostenuto le forze keniane che operano nel Paese fornendo loro piccoli droni (usati per sventare le imboscate) e sostegno informativo e logistico.

«La strategia del presidente somalo è vincente – ha concluso il generale -. Per questo va sostenuta. Solo attraverso un dialogo tra somali che può arrivare la pace».

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