Simone Gbabo: una storia controversa

di Raffaele Masto
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Simone Gbabo è stata liberata. E’ una delle ottocento persone amnistiate dal presidente ivoriano Alassane Ouattara ed è il primo gesto di pace e riconciliazione verso i suoi nemici politici da quando, nel 2011, lo scontro finale della lunga guerra civile ivoriana portò al potere Ouattara, sostenuto, militarmente e politicamente, dai francesi, e portò in galera Laurent Gbabo e la moglie Simone assieme qualche centinaio di loro sostenitori.

In questo contesto però quella di Simone è una storia al confine tra il personale e il politico.

Simone è stata condannata nel 2015 a venti anni di carcere per il suo ruolo nella guerra civile nella quale sono morte circa tremila persone. Suo marito, invece, Laurent Gbabo, professore di storia diventato presidente che ha governato dal 2000 al 2010, è detenuto all’Aja e processato per crimini contro l’umanità. Pare che i procuratori abbiano detto, recentemente, che verrà anche lui scarcerato per insufficienza di prove concrete nonostante le resistenze della Francia.

Oggi Simone ha 69 anni. Ai tempi della guerra civile, soprattutto nelle fasi finali, quando il paese era spaccato a metà tra nord e sud, era certamente il personaggio più influente, anche più di quanto lo era il marito. Si diceva che lei e Lauren si fossero messi nelle mani di un Pastore evangelico (l’Africa ne è piena e la Costa D’Avorio non fa eccezione) che aveva assicurato loro la vittoria e, nelle fasi finali, quando il quartier generale di Gbabò era sotto attacco delle forze francesi, continuava a dire loro che la situazione si sarebbe capovolta.

Simone, che era chiamata “Maman” dai sostenitori suoi e di Gbabò, è stata anche accusata di guidare i cosiddetti “Squadroni della Morte” al servizio del governo Gbabo e del suo ministro della gioventù Charles Blè Goudè.

La colpa più grande di “Maman” però fu quella di assurgere a vero leader della resistenza alla Francia e di avere chiamato più volte Ouattara il “Capo Gang” e l’ex presidente francese, all’epoca dei fatti “Il Diavolo Sarkozy”.

Per anni la Corte Penale Internazionale ha chiesto l’estradizione di Simone per poterla giudicare assieme al marito, ma la Costa D’Avorio di Ouattara non l’ha mai concessa. Nel frattempo Gbabo si è risposato in prigione con una giornalista. Dei due è quello che alla fine se l’è cavata meglio.

Resteranno alla storia le foto di quando le forze francesi irruppero nel loro bunker. Gbabo in canottiera con l’espressione spaventata e gli occhi imploranti, Simone che aveva perso il piglio battagliero è sicuro. Era stata sicuramente strattonata, forse anche malmenata. Da donna potentissima e influente gli si apriva la galera. Per venti anni. Ora ne è uscita.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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