Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà oggi in sessione d’emergenza per discutere le implicazioni del riconoscimento formale della Repubblica del Somaliland da parte di Israele, annunciato venerdì scorso dal primo ministro Benjamin Netanyahu e dal presidente del Somaliland Abdirahman Mohamed Abdullahi. La convocazione, sollecitata secondo quanto riporta l’agenzia Anadolu anche dall’Eritrea per i rischi di instabilità regionale, arriva mentre la comunità internazionale si spacca su una mossa che modifica gli equilibri diplomatici nel Corno d’Africa, regione già segnata da instabilità cronica. Israele è infatti il primo Stato membro dell’Onu a riconoscere l’indipendenza dell’ex protettorato britannico, che si autogoverna dal 1991 pur essendo considerato da Mogadiscio parte integrante del proprio territorio.

La decisione ha innescato una rapida risposta diplomatica da parte di un blocco di 21 nazioni a maggioranza musulmana, tra cui Egitto, Turchia, Arabia Saudita, Iran e Pakistan, che insieme all’Organizzazione della Cooperazione Islamica (Oic) hanno firmato una dichiarazione congiunta di condanna. Nel documento, che sarà verosimilmente al centro del dibattito odierno al Palazzo di Vetro, si definisce il riconoscimento come una misura senza precedenti che viola i principi cardinali del diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, avvertendo di serie ripercussioni sulla pace e la sicurezza nel Mar Rosso. Anche l’Unione Europea, attraverso una nota da Bruxelles, ha ribadito l’importanza di rispettare l’unità, la sovranità e l’integrità territoriale della Repubblica Federale della Somalia, incoraggiando il dialogo tra le parti per risolvere le divergenze storiche.
Sul tavolo del Consiglio di Sicurezza peserà anche la posizione dell’Unione Africana, che ha espresso profonda preoccupazione richiamando il principio dell’intangibilità dei confini ereditati al momento dell’indipendenza, una norma chiave per la stabilità del continente. Da parte sua, il governo federale della Somalia ha denunciato l’accaduto come un attacco deliberato alla propria sovranità, ricevendo il sostegno politico di Ankara, che ha definito l’azione israeliana un tentativo di creare instabilità regionale. In un contesto di alleanze fluide, gli Stati Uniti hanno mantenuto per ora la linea ufficiale del riconoscimento di una “unica Somalia”, sebbene le dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha affermato di stare studiando la questione, lascino aperti margini di incertezza sulle future mosse di Washington.

L’accordo bilaterale, che Netanyahu ha definito in linea con lo spirito degli Accordi di Abramo, prevede una cooperazione in ambiti economici, agricoli e sociali. Tuttavia, la manovra diplomatica ha sollevato tensioni anche riguardo alla situazione a Gaza: nonostante le smentite ufficiali del ministro degli Esteri del Somaliland riguardo a colloqui per il ricollocamento di palestinesi, la dichiarazione dei 21 Paesi firmatari ha preventivamente rigettato qualsiasi legame tra il riconoscimento e tentativi di espulsione forzata della popolazione palestinese. La riunione odierna dovrà quindi valutare se l’atto israeliano rimarrà un caso isolato o se prefigura un riassetto più ampio delle relazioni internazionali nell’area strategica del Golfo di Aden.


