• Homepage
  • ARGOMENTI
    • NEWS
    • IN EVIDENZA
    • FOCUS
    • LO SCATTO
    • SOCIETÀ
    • ARCHIVIO ARTICOLI
    • AFRICA TV – VIDEO
    • NATURA
    • CONTINENTE VERO
    • IN VETRINA
  • EVENTI
    • Dialoghi sull’Africa 2026
    • IL SECOLO È MOBILE
    • LA CAROVANA DEL SULTANO
    • Bella Ciao (registrazione)
    • Dialoghi (edizioni passate)
      • 2025
      • 2024
      • 2023
      • 2022
      • 2021
      • 2019
      • 2018
      • 2017
      • 2016
      • 2015
      • 2014
      • 2013
      • 2012
      • 2011
    • 100 Afriche – archivio
      • 2026
      • 2025
      • 2024
      • 2023
  • CORSI ONLINE
    • Arabo
    • Swahili
    • Wolof
  • MOSTRE
  • LA RIVISTA
    • CHI SIAMO
    • Per abbonarsi
    • Acquista copia singola
    • ULTIMO NUMERO (5/2026)
    • PROSSIMO NUMERO (6/2026)
    • Dove trovare Africa
    • Promo docenti, studenti, scuole e biblioteche
    • Iscriviti alla newsletter
    • Coopera – inserto Ong
    • CONTATTI
  • Abbonamenti
  • VIAGGI DI AFRICA
    • PROSSIME PARTENZE
    • ALGERIA
    • BENIN
    • ETIOPIA (DANCALIA)
    • Etiopia (Monti Bale e Harar)
    • Libia
    • MALAWI
    • MAURITANIA
    • Rwanda e Burundi
    • SAO TOME
    • UGANDA (GORILLA)
    • UGANDA (KARAMOJA)
  • shop
  • PROMO “Vini del Sudafrica”
  • Dialoghi sull’Africa 2026

Edizione del 25/10/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl

Rivista Africa
La rivista del continente vero
Cerca per

"somalia"

    Abdel Fattah al Sisi
    NEWS

    Egitto – Al Sisi: «Italia attenta a intervenire in Libia!»

    di Enrico Casale 17 Marzo 2016
    Scritto da Enrico Casale

    “L’intervento in Libia? Voglio essere molto sincero, perché l’Italia è un paese amico dell’Egitto ed entrambi siamo molto interessati alla sicurezza nel Mediterraneo. Prima di tutto bisogna chiedersi: qual è la exit strategy?”. Nella sala dove il presidente Abdel al-Fattah Al Sisi rilascia l’intervista a Repubblica un arazzo fiammingo occupa un’intera parete: raffigura una battaglia del Cinquecento, una cruenta imboscata con cavalieri che uccidono gli avversari e cannoni che spazzano via accampamenti. E quando parla della situazione libica, l’esperienza del generale sembra prendere il sopravvento sulla diplomazia del capo di Stato: pur ribadendo la disponibilità dell’Egitto a contribuire a eventuali iniziative militari, ci tiene a sottolineare i rischi di una missione a guida italiana sull’altra sponda del Mediterraneo: “Mi sembra opportuno porre cinque domande. Uno: come entriamo in Libia e come ne usciamo? Due: chi avrà la responsabilità di rifondare le forze armate e gli apparati di polizia? Tre: nel corso della missione, come si farà a gestire la sicurezza e proteggere la popolazione? Quattro: un intervento sarà in grado di provvedere ai bisogni e alle necessità di tutte le comunità e i popoli della Libia? Cinque: chi si occuperà della ricostruzione materiale? Perché un intervento esterno abbia successo è necessario che riesca a farsi carico di tutti gli aspetti della vita del paese. Non vorrei apparire esagerato nel sottolineare queste domande, ma si tratta dei problemi con cui dovremmo misurarci nell’eventualità di una operazione sul campo. E in ogni caso è molto importante che ogni iniziativa italiana, europea o internazionale avvenga su richiesta libica e sotto il mandato delle Nazioni Unite e della Lega Araba”.

    Ma gli sforzi per rendere funzionante il governo unitario formato con la mediazione delle Nazioni Unite finora non hanno avuto successo e il parlamento di Tobruk, quello riconosciuto dalla comunità internazionale, non lo ha ancora votato. Come si sta muovendo l’Egitto?
    “Sin dall’inizio l’Egitto ha avuto un ruolo per arrivare alla nascita di un governo nazionale unitario e ha spinto in questo senso assieme ai paesi amici come l’Italia. Stiamo incoraggiando il parlamento di Tobruk ad approvarlo e ci siamo attivati perché tutte le parti in causa si assumano le loro responsabilità”.

    State facendo pressioni sul parlamento di Tobruk, che è ritenuto particolarmente legato al vostro paese?
    “Facciamo pressioni su Tobruk e abbiamo compiuto tutte le azioni perché quel parlamento approvi il governo unitario”. Secondo Al Sisi c’è però un errore di fondo: “Gli europei guardano alla Libia come se l’Isis fosse l’unica minaccia: no, non è la sola incarnazione del pericolo, è un errore grave concentrare l’attenzione solo su questa formazione. Dobbiamo capire che la minaccia è nell’ideologia estremista che chiede ai propri seguaci di uccidere chi è fuori dal gruppo e bisogna essere consapevoli del fatto che abbiamo davanti sigle differenti con la stessa ideologia: cosa dire delle reti qaediste come Ansar al Islam, come gli Shabab somali fino a Boko Haram in Africa?”. E anche se il presidente egiziano non ne fa cenno, in Libia operano diverse organizzazioni jihadiste di questo tipo, vicine al governo di Tripoli e spesso avversarie dell’Isis. L’intervento occidentale però non è l’unica opzione sul tavolo. Al Sisi suggerisce un’alternativa, quella che l’Egitto segue da quasi due anni, appoggiando l’Esercito nazionale libico del generale Haftar, l’armata legata al parlamento di Tobruk. “Ci sono risultati positivi che si possono raggiungere sostenendo l’Esercito nazionale libico. E questi risultati si possono ottenere prima che noi ci assumiamo la responsabilità di un intervento”.

    Finora però le forze dell’Esercito nazionale non sono riuscite a sconfiggere né l’Isis, né le altre formazioni jihadiste.
    “Se forniamo armi e supporto all’Esercito nazionale libico, può fare il lavoro molto meglio di chiunque altro, meglio di ogni intervento esterno che rischia invece di portarci in una situazione che può sfuggire di mano e provocare sviluppi incontrollabili”.

    Quali?
    “Bisogna tenere a mente due lezioni: quella dell’Afghanistan e della Somalia. Lì ci sono stati interventi stranieri più di trent’anni fa e quali progressi sono stati raggiunti da allora? I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la storia parla chiaro”. Il problema è lo stesso, che si è ripetuto anche nell’Iraq del dopo Saddam e nella Siria della guerra civile: “Se le istituzioni vengono distrutte, per ricostruirle occorre molto tempo e sforzi significativi. Questa è l’origine delle nostre grandi paure riguardo alla Libia: più tardi agiamo, più rischi si generano. Dobbiamo agire in fretta e difendere la stabilità di tutti i paesi che non sono ancora caduti nel caos, per questo ci vuole una strategia globale che non riguardi solo la Libia ma affronti i problemi presenti in tutta la regione. Problemi che poi possono trasformarsi in minacce alla sicurezza pure in Europa. Guardate cosa sta succedendo con le persone in fuga dalla Siria: cosa accadrebbe ad esempio se l’Europa dovesse misurarsi con un’ondata di profughi due o tre volte più grande di quella attuale? Per questo dico che non ci si può occupare solamente del problema militare della Libia”.

    Le autorità italiane riconoscono all’Egitto un ruolo molto importante nel contrasto del traffico di uomini e dell’immigrazione clandestina che avviene attraverso il Mediterraneo. Cosa può fare l’Europa?
    “Partiamo dalla definizione di immigrazione illegale: cos’è? Un movimento di persone che cercano un luogo dove vivere in modo migliore. Questa è la definizione corretta. Quando parliamo di sforzi per contrastare il traffico di esseri umani non possiamo pensare di eludere o dimenticare le radici di questo fenomeno. Ci sono ragioni politiche, i conflitti, le violenze, il terrorismo e la mancanza di sicurezza, ma anche ragioni sociali come povertà disoccupazione e fame. L’Unione Europea può avere un ruolo fondamentale per lavorare sulle cause, aiutando i paesi da cui partono i migranti e collaborando agli sforzi per diminuire i conflitti e eliminare il terrorismo”.

    Oggi invece molti paesi della Ue sembrano solo preoccupati di costruire muri.
    “L’Europa deve sostenere quei paesi dove ci sono fame e disperazione così da creare un ambiente più sicuro e stabile che convinca i giovani a restare a casa e a non partire. Questo, in senso metaforico, sarebbe il vero muro da costruire. Io dico sempre che capacità significa responsabilità, significa che i mezzi di cui disponete vi danno la responsabilità di aiutare la gente e i paesi che soffrono. Se non saremo capaci di dare risposte profonde a questi problemi, l’immigrazione illegale continuerà per molti anni insieme alla sofferenza di tante popolazioni e la crisi continuerà a spostarsi dai paesi di origine alle coste dell’Europa”.

    In che misura l’Egitto deve fronteggiare questa ondata di profughi?
    “L’Egitto ospita cinque milioni di rifugiati, che vengono da Libia, Iraq, Siria e Africa e noi non siamo ricchi e avanzati come l’Europa. Non li trattiamo come rifugiati ma dividiamo con loro quel poco che abbiamo trattandoli da fratelli. Spero che queste parole non vengano lette come un incoraggiamento per chi vuole emigrare, sono solo una diagnosi nella ricerca di soluzioni per chi soffre, per non dimenticare la necessaria umanità. Quanta gente è morta nel viaggio verso di un paese migliore dove vivere? Quelli che conosciamo e quelli di cui non sappiamo nulla, i morti senza nome. E non ci sono soltanto i pericoli del mare, ma le traversate nel deserto, i campi minati e gli attacchi dei terroristi”. Poi conclude, passando dall’arabo all’inglese per scandire le parole: “Non abbandonate i poveri e i deboli, non voltate loro le spalle”.
    (17/03/2016 Fonte: La Repubblica)

    Condividi
    17 Marzo 2016 0 commentI
    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Incontro con Cécile Kyenge: «Voglio giustizia, per me e per l’Africa»

    di AFRICA 8 Marzo 2016
    8 Marzo 2016

    I miliziani dell’Isis seminano morte in Libia, Boko Haram in Nigeria, al Shabaab in Somalia e Kenya, al Qaeda in Mali. Perché in Africa cresce la minaccia jihadista? «Il terrorismo …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • APPUNTAMENTI

    Africa a Fa’ la cosa giusta!

    di AFRICA 7 Marzo 2016
    7 Marzo 2016

    Dal 18 al 20 marzo Fieramilanocity (via Colleoni, gate 4) ospita Fa’ la cosa giusta!, la grande fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, organizzata da Terre …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Gibuti – Arriva il collegamento con la fibra ottica

    di Enrico Casale 18 Febbraio 2016
    18 Febbraio 2016

    È arrivato a Gibuti, unica tappa del continente africano, il più lungo cavo sottomarino in fibra ottica del mondo. Lo ha annunciato il Ministero delle Telecomunicazioni di Gibuti, precisando che …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    L’eterna corsa presidenziale di Yoweri Museveni

    di Enrico Casale 17 Febbraio 2016
    17 Febbraio 2016

    Domani, giovedì 18 febbraio, in Uganda, si svolgeranno le elezioni presidenziali. Otto candidati, un solo favorito: Yoweri Kaguta Museveni, il leader del Nrm (National Resistance Movement) che è a capo …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Inna Modja, una cantante contro le mutilazioni genitali femminili

    di Enrico Casale 11 Febbraio 2016
    11 Febbraio 2016

    Sta utilizzando la sua fama di cantante per dire no alle mutilazioni genitali femminili (Mgf). Lei si chiama Inna Modja, viene dal Mali e anch’essa è una vittima di questa …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Kenya – Nairobi trattiene tre camion del Pam

    di Enrico Casale 3 Febbraio 2016
    3 Febbraio 2016

    Le autorità del Kenya hanno fermato e trattenuto tre camion che trasportano aiuti alimentari per conto del Programma alimentare mondiale (Pam), al confine con la Somalia

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • Libri

    Adua, di Igiaba Scego

    di AFRICA 27 Gennaio 2016
    27 Gennaio 2016

      «L’ho capito che metti in dubbio il mio essere stato un patriota e un nazionalista». Eppure Mohamed Ali detto Zoppe, somalo, conoscitore di «tutte le lingue dell’Africa orientale», designato …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Kenya – Il Governo: ci vorranno altri due anni per la ripresa totale del turismo

    di Enrico Casale 18 Gennaio 2016
    18 Gennaio 2016

    Per il settore turistico del Kenya ci vorranno altri due anni per recuperare i livelli precedenti agli attentati di al Shabaab. Lo ha detto il ministro del Turimso, Najib Balala, …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Il Presidente della Federcalcio somala: gli al Shabaab vengano a giocare con noi

    di Enrico Casale 12 Gennaio 2016
    12 Gennaio 2016

    Il Presidente della Federazione calcio della Somalia ha lanciato un invito al gruppo islamico fondamentalista al Shabaab a partecipare al campionato nazionale

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Somaliland – Barca di migranti alla deriva, dieci morti

    di Enrico Casale 11 Gennaio 2016
    11 Gennaio 2016

    Una decina di migranti etiopi e somali sono morti nelle acque al largo del Somaliland mentre tentavano di raggiungere la Penisola araba

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Etiopia, da Arba Minch non decolleranno più i droni Usa. Ma altrove…

    di Enrico Casale 8 Gennaio 2016
    8 Gennaio 2016

    La base dei droni di Arba Minch (Etiopia) non verrà più utilizzata dalle forze armate statunitensi per condurre operazioni segrete in Somalia e in Yemen

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • ARRETRATI

    Numero 1 gennaio-febbraio 2016

    di AFRICA 4 Gennaio 2016
    4 Gennaio 2016

    LA COPERTINA BENIN – BAMBINI DI LEGNO Sulle coste dell’Africa occidentale i gemelli sono venerati  perché si crede che portino fortuna e protezione in famiglia. Quando muoiono, la devozione si …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Il petrolio, il gas e quel nuovo interesse per l’Eritrea

    di Enrico Casale 21 Dicembre 2015
    21 Dicembre 2015

    L’Eritrea è seduta su un tesoro. E Asmara lo sa. Quel tesoro sono i ricchissimi giacimenti di petrolio e di gas che si trovano sia sul territorio sia, soprattutto, offshore

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    L’Arabia Saudita crea l’alleanza militare islamica. Molte le adesioni africane

    di Enrico Casale 16 Dicembre 2015
    16 Dicembre 2015

    L’hanno chiamata «la Nato araba». È la coalizione creata dall’Arabia Saudita per combattere il terrorismo della quale fanno parte 34 Paesi. La maggior parte di essi sono africani

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • 1
  • …
  • 116
  • 117
  • 118
  • 119
  • 120
  • …
  • 130

Africa Rivista

Via Fabio Massimo, 19 – 20139 Milano
Tel. 02.80898696
Cell. 375.5353235
Fax 06.92933897
Email: info@africarivista.it
Abbonamenti: segreteria@africarivista.it

Per abbonarsi alla rivista

Online


Bonifico Bancario
IBAN:  IT 65 H030 3203 2100 1000 0291 446
Intestato a Internationalia s.r.l.
SWIFT/BIC: BACRIT21302


Conto Corrente Postale
CCP n° 1049863846 – Intestato a Internationalia srl, Via Conca d’Oro, 206 – 00141 Roma 

Argomenti

ISCRIVITI ORA

ULTIMI ARTICOLI

  • Dagli aiuti agli investimenti: la scommessa italiana in Africa

    25 Ottobre 2026
  • Tra fast food e noodles c’è un’Africa che ingrassa

    24 Ottobre 2026
  • La crisi del Botswana e il futuro della sua fauna selvatica

    24 Ottobre 2026
  • In Rd Congo l’okapi è minacciato da milizie e miniere illegali

    24 Ottobre 2026
  • Sudan, a El Fasher gli ospedali sono sotto attacco

    24 Ottobre 2026
  • CHI SIAMO
  • PER ABBONARSI
  • VIAGGI DI AFRICA
  • CONTATTI
  • PUBBLICITA’ SU AFRICA
  • PRIVACY
  • INFORMATIVA

Edizione del 25/10/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl