Ruanda | Lo strano suicidio di Mihigo, cantore della riconciliazione

di Pier Maria Mazzola
Kizito Mihigo
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Ieri mattina a Bruxelles si è raccolta davanti al Palazzo di Giustizia una piccola folla per rendere l’estremo omaggio, a distanza, a Kizito Mihigo. Per sabato sono previsti altri atti pubblici, civili e religiosi, promossi dalla “Società civile ruandese in Belgio”.

Chi era Kizito Mihigo? Popolarissimo cantante di “gospel ruandese”, 38 anni, il 17 febbraio è stato trovato impiccato in una cella della stazione di polizia di Remera, a Kigali, la capitale del Ruanda, dove era recluso da quattro giorni. La versione ufficiale è quella del suicidio. Sono legittimi i dubbi, dati i problemi che questo artista di talento, tra l’altro coautore dell’inno nazionale, ha già avuto con la giustizia. Nel 2015 fu condannato a dieci anni di reclusione con l’accusa di partecipazione a un complotto per uccidere il presidente Paul Kagame, e scarcerato tre anni dopo con oltre duemila prigionieri tra cui la nota leader dell’opposizione Victoire Ingabire Umhuoza. Anche Amnesty International e Human Rights Watch erano intervenute in suo favore.

Quel che è certo è che Kizito era caduto in disgrazia dopo la pubblicazione della sua canzone Igisobanuro Cy’urupfu (“Il significato della morte”), che sfidava la narrazione ufficiale del genocidio. «Anche se il genocidio mi ha reso orfano / non mi ha tolto assolutamente l’amore per il prossimo / le loro vite sono state brutalmente portate via / ma non sono state considerate un genocidio / questi fratelli e sorelle sono ugualmente esseri umani e io prego per loro / sono esseri umani e li conforto / sono esseri umani e li ricordo» sono alcuni versi della canzone-preghiera sgradita al potere – al punto di cadere sotto la ghigliottina della censura –, scritta da uno che il genocidio del 1994 lo aveva conosciuto in prima persona, essendo Mihigo stesso un sopravvissuto tutsi, rimasto orfano.

Il fatto che lo ha riportato dietro le sbarre, il 13 febbraio, è il suo tentativo di ingresso illegale in Burundi. Per chi lo conosceva da vicino, il gesto è stato motivato dalla stanchezza da lui accumulata di dover vivere nel proprio Paese; per l’accusa, Mihigo andava a raggiungere nel paese limitrofo «gruppi di terroristi ostili al governo ruandese».

Per un attivista ruandese per i diritti umani come René Mugenzi, rifugiato a Londra, «nessuno crede che Kizito Mihigo si sia suicidato. È impossibile, perché Kizito era un cristiano con valori cristiani molto profondi». Sul fronte internazionale, scarse le reazioni da parte dei governi. La Francia come la Ue sono rimaste praticamente mute. Maggiore attenzione sul fronte anglofono. Come riferisce Rfi, il settore diritti umani del Commonwealth ha promesso di seguire da vicino i risultati dell’inchiesta in corso per accertare le cause della morte (tanto più che a giugno Kigali ospiterà il summit del Commonwealth stesso); il segretario di Stato aggiunto americano per l’Africa, Tibor Nagy, ha manifestato inquietudine per la dichiarazione di «suicidio» da parte delle autorità ruandesi ancor prima che l’autopsia venisse effettuata.

«La mia canzone uscita nel marzo del 2014 – ha testimoniato una volta Kizito Mihigo, in guisa di testamento spirituale, riferendosi a Igisobanuro Cy’urupfu era davvero l’apogeo del mio messaggio di riconciliazione. Arrivare a esprimere compassione per tutte le vittime, non solo quelle del genocidio ma anche le vittime delle vendette dell’Fpr [il partito al potere], dei crimini di guerra, dei crimini contro l’umanità… Non ho potuto trattenermi dal far uscire questa canzone. Sapevo che avrebbe provocato un terribile disaccordo con il governo, me lo sentivo».

Igisobanuro Cy'urupfu e altre canzoni di Kizito Mihigo sono su YouTube

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