Repubblica Centrafricana: il traffico di diamanti finanzia ancora i gruppi armati

di Valentina Milani
miniera di diamanti

In un rapporto delle Nazioni Unite sulla Repubblica Centrafricana, che è stato reso pubblico il 31 dicembre, si mette in luce come nell’Africa centrale il traffico di diamanti continui a finanziare gruppi armati. Nonostante la parziale revoca delle sanzioni del Kimberley Process, un sistema globale di certificazione del diamante, la RCA ha esportato poco più di 9.000 carati di diamanti tra gennaio e settembre 2018. Tuttavia, un anno prima la produzione era stimata a 330.000 carati. Una significativa mancanza di liquidità e soprattutto l’ingombrante processo di certificazione spingono i professionisti del settore a rivolgersi al mercato nero.

«I diamanti centrafricani stanno uscendo dal Camerun, dal Ciad, dal Sudan e persino dalla RDC», ha affermato, come riporta RFI, Romain Esmenjaud, coordinatore del gruppo di esperti delle Nazioni Unite. «Anche l’aeroporto di Bangui è una via d’uscita. I controlli sono ancora insufficienti», conclude. Questi diamanti di contrabbando provengono dall’Est del Paese, ancora sanzionati dal Kimberley Process, ma anche dalle regioni occidentali, come Mambere Kadei, che hanno beneficiato della parziale revoca del blocco dal 2015.

Questa misura ha incrementato l’esportazione di diamanti centro-africani nel 2016 e 2017. Ma il processo di Kimberley richiede molto tempo per certificare i diamanti.

«È imperativo rivedere il processo di Kimberley, che non è più adattato alla realtà della Repubblica Centrafricana», ha detto Léopold Mboli Fatran, ministro delle Miniere in Repubblica Centrafricana, che ha aggiunto: «Oggi le esportazioni di diamanti sono più vantaggiose per i trafficanti e i gruppi armati che per il Centrafrica».

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