Rd Congo, lo stupro come arma di controllo

di Tommaso Meo

Nell’est della Repubblica Democratica del Congo, la violenza sessuale ha smesso da tempo di essere un tragico effetto collaterale dei combattimenti per trasformarsi in una precisa scelta tattica. Questa strategia del terrore, impiegata sistematicamente sia dai gruppi ribelli sia dalle forze armate regolari, mira a sventrare il tessuto sociale delle comunità locali: l’obiettivo è terrorizzare le popolazioni per costringerle ad abbandonare le terre ricche di minerali preziosi come coltan, oro e cobalto.

I numeri del 2025 restituiscono un quadro agghiacciante con oltre 1.500 vittime documentate, di cui 854 donne e 672 bambine, concentrate soprattutto nelle province del Nord e Sud Kivu, epicentro di questo dramma da oltre tre decenni. Al trauma fisico e psicologico si aggiunge poi la piaga dello stigma sociale, che condanna molte sopravvissute all’abbandono da parte delle proprie famiglie. In un conflitto che sembra non avere fine, è fondamentale ribadire che il corpo delle donne non può più essere considerato un territorio da occupare.

Condividi

Altre letture correlate: