È ripreso ieri a Montreux, in Svizzera, il nono round di negoziati tra il governo di Kinshasa e i ribelli dell’Afc/M23. Si tratta di un incontro nell’ambito della mediazione guidata dal Qatar, ma a causa del contesto di guerra che colpisce il Golfo i rappresentanti di Doha partecipano in videoconferenza. Diverse delegazioni sono già sul posto con la partecipazione degli Stati Uniti come facilitatori, della Monusco in qualità di osservatore e della Svizzera nel ruolo di organizzatore.
La delegazione del governo congolese è guidata da Sumbu Sita Mambu, alto rappresentante del presidente Felix Tshisekedi, mentre quella dell’M23 è capeggiata dal segretario generale Benjamin Mbonimpa e dal capo negoziatore Rene Abandi. L’obiettivo è rilanciare un processo politico bloccato, valutando anche pressioni sui ribelli per ottenere la riapertura strategica dell’aeroporto di Goma.
Questa fase segue il rapporto di marzo 2026 del Barometro degli accordi di pace africani relativo all’intesa tra Rdc e Ruanda, accusato di essere lo sponsor dell’M23. A nove mesi dagli impegni assunti con la mediazione statunitense, la valutazione della diplomazia regionale rimane contrastante, pur rilevando un lieve slancio positivo nell’ultimo mese. Tra i progressi si segnalano l’avvio della fase offensiva per neutralizzare le Fdlr – considerate da Kigali una minaccia terroristica esistenziale – e il ritiro di alcuni elementi dell’Afc/M23 da diverse località nel territorio di Lubero.
Nel frattempo, il reinserimento sociale di oltre 200 ex combattenti delle Fdlr in Ruanda è visto come un segnale in grado di incoraggiare ulteriori rese nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Tuttavia, nonostante questi passi avanti, permangono ostacoli critici come l’intensificarsi dei combattimenti, il fallimento del cessate il fuoco e una persistente crisi umanitaria.



