Lo scrittore zimbabwese Simbarashe Kundizeza ha negato di aver utilizzato l’intelligenza artificiale per scrivere The Blue Fighter, il racconto vincitore del premio Caine per la letteratura africana, dopo che un’analisi pubblicata dalla rivista statunitense The Atlantic ha sollevato dubbi sull’autenticità dell’opera.
Il racconto è stato proclamato vincitore il 6 ottobre. Cinque giorni dopo, la giornalista e scrittrice Vauhini Vara ha raccontato di averlo sottoposto a Pangram, un programma di rilevamento dei testi generati dall’Ai, che lo avrebbe classificato come quasi interamente prodotto artificialmente. Vara ha inoltre segnalato alcune caratteristiche stilistiche che, a suo giudizio, ricordano quelle dei testi generati dall’Ai.
«Ho scritto io The Blue Fighter. Non ho utilizzato l’Ai generativa. È interamente opera mia», si è difeso Kundizeza in un messaggio pubblicato su X Lo scrittore ha anche respinto le osservazioni sulle differenze stilistiche rispetto ai suoi lavori precedenti, sostenendo che un autore può cambiare registro e migliorare la propria scrittura nel tempo.
Gli organizzatori del premio Caine hanno annunciato l’avvio di una verifica delle accuse. La presidente del premio, Ellah Wakatama, ha tuttavia messo in discussione l’affidabilità dei programmi di rilevamento dell’Ai, sostenendo che non possano essere considerati strumenti decisivi per stabilire l’autenticità di un’opera letteraria.
Il caso riapre il dibattito sull’impiego dell’intelligenza artificiale nella narrativa e sull’attendibilità dei sistemi utilizzati per individuarne l’eventuale uso.



