Più di 100 persone sono state arrestate a Mauritius dopo due notti di disordini nonostante il coprifuoco. Le violenze sono esplose in un clima di forte tensione sociale. A scatenarle sono stati la crisi idrica, il carovita e le preoccupazioni per le pensioni. Ha inciso molto anche la rabbia per il ferimento della ventisettenne Élodie Thomas, colpita da un proiettile venerdì scorso a Camp-Levieux durante un intervento della polizia. Durante gli scontri i manifestanti hanno incendiato auto, bloccato strade e danneggiato negozi e commissariati.
Il primo ministro Navinchandra Ramgoolam ha giustificato il coprifuoco, in vigore dalle 20:30 alle 6:00, con il rischio di nuovi scontri. Ha detto anche che la polizia ritiene le violenze organizzate da persone finanziate da narcotrafficanti presi di mira dalle forze dell’ordine.
Lo storico e analista mauriziano Jean-Claude de L’Estrac ha attribuito le tensioni all’accumulo di frustrazioni sociali e alla perdita di fiducia nelle istituzioni. De L’Estrac ha denunciato la presenza di gruppi organizzati e coordinati. L’analista ha paragonato la situazione alle rivolte del 1999 seguite alla morte del cantante Kaya. Ha avvertito tuttavia che oggi lo scenario è aggravato dai social media, usati per diffondere messaggi provocatori e notizie non verificate.
Anche il vescovo di Port Louis, Jean Michael Durhone, ha lanciato un appello alla calma e al dialogo. Ha esortato la popolazione a respingere la violenza e a cercare verità e giustizia. Il presule ha infine invitato le parrocchie a celebrare una messa per la pace sabato 17 ottobre, chiedendo ai fedeli di vestirsi di bianco.



