“Non è più tempo per negare”. A Palermo tre giorni di incontri, musica, arte e cinema

di claudia


Dal 3 al 5 giugno a Palermo ci sarà un’iniziativa internazionale tesa a costruire un ponte tra Europa e Africa. Prende il via la prima tappa del Transnational Restitution Movement a cura di Fondazione Studio Rizoma e GROUP50:50 con la direzione artistica di Eva-Maria Bertschy e Patrick Mudekereza, per poi spostarsi a Lipsia, Lubumbashi, Kinshasa e Berlino tra il 2022 e 2023. Il raduno palermitano del movimento previsto dal 3 al 5 giugno è una chiamata per artisti, attivisti e pensatori dall’Europa e dall’Africa, per una riflessione collettiva attorno al tema “Non è più tempo di negare”.

Tre giorni di incontri, talks, concerti, proiezioni e interventi per presentare pratiche artistiche e politiche che intendono superare un’ottica colonialista, abbandonando la prospettiva occidentecentrica, smontando definitivamente la retorica della “mission civilisatrice”, sulla scia di un movimento che sin dagli anni Sessanta ha riunito a livello globale i militanti per la restituzione dei manufatti africani come pratica di decolonizzazione e che ha preso un nuovo slancio dopo gli ultimi avvenimenti, con la recente restituzione dei Bronzi del Benin. Eventi che non segnano la fine di un’epoca, ma l’inizio di una nuova storia e di un processo che seppure deciso ai più altri vertici diplomatici, deve essere necessariamente accompagnato dal dibattito della società civile e degli artisti.

In questo contesto sono centrali nel programma di “Non è più tempo di negare”, le “lessons” che coinvolgono artisti, professori universitari e attivisti da tutto il mondo, con la formula di uno speech di 20 minuti con altri 15 minuti per i commenti, che si terranno ogni pomeriggio dalle 17.00 alle 20 nell’atrio della Biblioteca Comunale di Casa Professa.

Ogni sessione sarà introdotta da una serie di brevi interventi di Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, Patrick Mudekereza, curatore del Centre d’Art Waza Lubumbashi, fellow di Fondazione Studio Rizoma e membro di GROUP50: 50, Eva-Maria Bertschy, direttrice artistica di Fondazione Studio Rizoma Palermo e membro di GROUP50:50, e Lorenzo Marsili, autore politico e Presidente di Fondazione Studio Rizoma.
L’accademica francese Bénédicte Savoy, consulente di Emmanuel Macron e autrice del rapporto alla base dell’atto di trasferimento di proprietà dei 26 tesori reali di Abomey che la Francia ha restituito al Benin nel 2021; il congolese Emery Mwazulu Diyabanza, fondatore del Multicultural Front Against Pillaging,  che nel 2020 è passato alle cronache come il Robin Hood del Congo per aver sottratto dal Musée du quai Branly di Parigi un manufatto trafugato dai paesi occidentali durante il periodo coloniale diventando così il simbolo della c’è la lotta per la liberazione della madrepatria africana da ogni forma di influenza e di dominio; Sepake Angiama curatrice ed educatrice alla Tate Modern di Londra, l’artista e antropologo Leone Contini, noto per la sua ricerca sulle tracce coloniali sparse nei depositi e negli archivi dei musei italiani, al margine tra arte e lavoro etnografico; Evelyn Acham, la voce più ascoltata del movimento Friday for Future in Africa; da Lagos l’artista Peju Layiwola, l’antropologa Caterina Pasqualino. Sono soltanto alcuni dei protagonisti delle conversazioni.

Da Congo, Svizzera e Germania arrivano rispettivamente il chitarrista Kojack Kossakamvwe, la cantante Elia Rediger e la violista Ruth Kemna, tre degli artisti dell’acclamato GROUP50:50. Collettivo aperto di artisti e centro di produzione con sede a Basilea, Berlino e Lubumbashi, il “gruppo” racconta e denuncia le interconnessioni economiche e politiche, storiche e attuali tra Paesi europei e africani attraverso progetti artistici transnazionali. Testimonianza del loro lavoro è l’opera “manifesto” del gruppo, “Hercules of Lubumbashi – an oratorio of mines” che racconta sotto forma di opera teatrale in musica il dramma dello sfruttamento di persone e risorse nelle miniere di uranio del Lubumbashi. Un’opera che ha fatto il giro del mondo, segnando l’inizio del sodalizio tra la coreografa congolese Dorine Mokha, il curatore Patrick Mudekereza, il musicista e teatrante svizzero Elia Rediger e la drammaturga Maria Bertschy, primo nucleo originario del collettivo.
GROUP50:50 per l’occasione nella sua formazione prettamente “musicale”, con Kojack Kossakamvwe, Elia Rediger e Ruth Kemna si esibirà venerdì 3 giugno alle ore 21.00 al Complesso di Santa Chiara, in un Live for the Ghosts dedicato ai fantasmi che vagano tra l’Africa e l’Europa.

Attesissimo il concerto di Ecko Bazz & STILL che chiude la tre giorni domenica 5 giugno alle 23.00 al Complesso di Santa Chiara. La star del rap dell’Africa orientale, Ecko Bazz amato anche da Aphex Twin, è un attivista la cui musica è considerata “tra le più dinamiche, surreali ed energetiche” del contemporaneo. Dopo il recente live a Venezia per un evento del festival Terraforma alla Biennale, Ecko Bazz arriva per la prima volta a Palermo nella sua formazione in duo con STILL (Simone Trabucchi), firmando una collaborazione multiculturale che fonde lo stupefacente flow frenetico e da incubo del rapper con la nitidezza mutante dei suoni dell’artista multidisciplinare.
L’album del duo Ecko Bazz & STILL da titolo “KIKOMMANDO”, è stato pubblicato da PAN Records, e sarà accompagnato da un tour nelle principali città europee.

Previsto in programma anche un ciclo di proiezioni al Complesso di Santa Chiara, che si apre venerdì 3 giugno alle ore 20.30 con un film che a distanza di cinquant’anni fa ancora scalpore: You Hide Me del regista ganese Nii Kwate Owoo. Il documentario è considerato il primo film dell’Africa indipendente di lingua inglese. Girato nel 1970 in Inghilterra il documentario è una denuncia del furto e dell’occultamento di arte africana antica e rara nascosta nel seminterrato del British Museo, motivo per cui è stato vietato in Ghana, ed è stato bannato per essere anti-britannico, suscitando polemiche e plausi fino ai tempi più recenti, quando è stato premiato come miglior film al Festival del cortometraggio di Parigi 2020.

Tra i racconti cinematografici più sorprendenti c’è quello de Il Corno Mancante, di Leone Contini, girato in parte a Palermo. La storia dell’impossibile ricerca di un frammento della scultura del “Distruttore della Morte”, recuperata monca a seguito del bombardamento di Castello Sforzesco e delle sue raccolte etnografiche nel 1943. Ci sarà anche “Terra Inquieta” di Chiara Ambrosio e Caterina Pasqualino che ritrae un gruppo di residenti di un quartiere popolare di Granada, in Spagna. Dopo la crisi finanziaria del 2008, gli abitanti hanno trasformato una discarica in un frutteto – una manifestazione fisica di resistenza, a pochi chilometri dalle fosse comuni della guerra civile spagnola e dove Garcia Lorca fu assassinato.

“Non è più tempo di negare” a Palermo è presentato dal Padiglione Europeo, un’iniziativa della Fondazione Culturale Europea che mira a sostenere e promuovere progetti artistici che immaginano futuri desiderabili e sostenibili per l’Europa. Il programma biennale “The Time For Denial Is Over” è un progetto di GROUP50:50 (Basilea-Lubumbashi), Studio Rizoma (Palermo), Centre d’Art Waza (Lubumbashi) e European Alternatives, in collaborazione con PODIUM Esslingen, CTM Festival Berlin, euro-scene Leipzig, Kaserne Basel e Vorarlberger Landestheater.

Con il sostegno di Pro Helvetia, Allianz Kulturstiftung, European Cultural Foundation, TURN Fonds of Kulturstiftung des Bundes e Goethe Institut. Co-finanziato dall’Unione Europea.

Foto di apertura: Joseph-Kasau_Group

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