Niger: strage Banibangou, reazioni e bisogno di risposte

di Valentina Milani
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In seguito dell’attacco costato la vita ad almeno 58 civili lunedì 15 marzo nella regione di Tillaberi, a Banibangou, non lontano dal confine maliano, tra la popolazione sale la frustrazione e l’impazienza di vedere una soluzione agli attacchi ormai ricorrenti. “C’è sgomento e un’immensa preoccupazione. La gente si chiede come sia possibile vedere civili inermi uccisi con così tanta facilità”, riferisce Mamane Kaka Touda, della rete Alternatives Espace Citoyens, raggiunto telefonicamente da InfoAfrica/Africa Affari. Le vittime non erano altro che semplici cittadini che, come ogni lunedì, frequentavano il mercato settimanale di Banibangou. Secondo lo stesso interlocutore, diverse organizzazioni della società civile hanno avvisato che venerdì prossimo renderanno pubblica una dichiarazione congiunta, nella quale chiariranno la loro posizione, e daranno alcuni dettagli sull’attacco e i perpetratori. L’attacco non è stato ancora rivendicato. “Cinquantotto vite umane stroncate: un’ennesima prova che la sicurezza nella regione di Tillaberi non è garantita dallo Stato, al quale gli abitanti chiedono meccanismi di protezione”, riferisce ancora Kaka Touda.

Un consiglio nazionale straordinario sulla sicurezza è stato convocato ieri a Niamey, a seguito dell’attacco. Lo riferisce l’emittente Rfi, precisando che all’appuntamento era presente il capo dello Stato, Mahamadou Issoufou. Secondo il comunicato ufficiale letto alla televisione nazionale, un attacco perpetrato da non meglio precisati individui appartenenti a gruppi terroristi armati hanno attaccato quattro veicoli che trasportavano passeggeri di ritorno dal mercato settimanale di Banibangou, nella regione di Tillaberi, in partenza rispettivamente per i villaggi di Chinagoder e Darey Dey. Oltre alle vittime sono stati incendiati due veicoli e gli altri due sono stati rubati dagli assalitori.

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef) ha reagito condannando con “la massima fermezza” le “orribili uccisioni di civili”, nella regione di Tillaberi, in Niger occidentale. Tra le vittime, riferisce Unicef, c’erano sei bambini di età compresa tra 11 e 17 anni. L’organizzazione ricorda che all’inizio di gennaio, nella stessa regione, gruppi armati hanno effettuato attacchi coordinati nei villaggi di Tchamo-Bangou e Zaroumdareye, uccidendo almeno 100 persone, tra cui 17 bambini di età inferiore ai 16 anni. Secondo l’Unicef, la crescente insicurezza lungo i confini con Burkina Faso e Mali ha esacerbato i bisogni nella regione di Tillaberi, dove più di 95.000 persone sono sfollate. “L’aumento della violenza armata nella regione del Sahel centrale sta avendo un impatto devastante sulla sopravvivenza, l’istruzione, la protezione e lo sviluppo dei bambini”. L’agenzia umanitaria riferisce che negli ultimi mesi, l’accesso degli attori umanitari alle popolazioni colpite dal conflitto è stato ostacolato. “Raggiungere chi è nel bisogno è sempre più difficile”, si legge in un comunicato.

Ferma condanna per l’attacco “codardo” è stata espressa anche dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas/Cedeao). “È con sgomento e indignazione che la Commissione dell’Ecowas è venuta a conoscenza del codardo attacco terroristico (…) che ha ulteriormente colpito il popolo nigerino, con significative perdite di vite umane, ferite e danni materiali”, recita un comunicato stampa. Jean-Claude Kassi Brou, presidente della Commissione Ecowas, ha ribadito al governo di Niamey la ferma determinazione della Commissione, nello spirito delle conclusioni del vertice straordinario di Ouagadougou sulla lotta al terrorismo, di fornirgli tutto il sostegno possibile. Il bilancio ufficiale delle vittime è di 58 persone uccise nell’attacco, che non è stato rivendicato.

(Céline Camoin)

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