Madagascar – Al voto tra disillusione e astensione

di Enrico Casale
elezioni in madagascar
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Poco meno di 10 milioni di elettori sono chiamati alle urne oggi in Madagascar per eleggere il presidente della repubblica. Al secondo turno si fronteggiano i due ex presidenti: Andry Rajoelina e Marc Ravalomanana. All’apertura delle operazioni di voto, gli elettori non hanno affollato i seggi secondo quanto riferiscono i nostri corrispondenti speciali e corrispondenti.

All’apertura delle urne, mentre le strade erano affollate di gente, nei seggi c’erano più osservatori che elettori. Dove sono gli elettori? Va detto che la campagna elettorale non è stata davvero coinvolgente. Nelle ultime settimane, i candidati hanno attraversavano l’Isola Rossa per cercare consensi soprattutto tra gli indecisi e gli astenuti anche perché i sondaggi danno Marc Ravalomanana e Andry Rajoelina testa a testa. Ma i comizi non hanno appassionato, i due candidati non hanno mai smesso di litigare invece di fare proposte concrete per rilanciare l’economia del Paese.

Per agevolare il voto, il governo ha decretato un giorno di festa. Ma va notato, tuttavia, che la maggior parte dei malgasci è impegnato in occupazioni informali e quindi non possono fermare le loro attività. Il tasso di partecipazione determinerà la credibilità di questo ballottaggio. Nel primo turno, che si è tenuto il 7 novembre, il 45% degli elettori non è andato a votare. 

Vedremo se questi due uomini, i due protagonisti della crisi del 2009, sono riusciti a convincere gli elettori di aver cambiato atteggiamento e di essere in grado di far crescere il Paese. Un paese in cui il 90% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà (meno di due euro al giorno). Una povertà descritta come «vergogna» di padre Pedro. «I politici – spiega il sacerdote – in Madagascar non sono mai stati coinvolti nella lotta alla povertà». Non si sono mai veramente presi cura del sociale, insiste il religioso che è a capo di una comunità che dà lavoro a oltre 25.000 disoccupati ad Antananarivo. «La gente, sta morendo ma prima di morire scoppia – osserva -. Vuol dire che si rischia una ribellione contro questa indifferenza dei politici che tanto promettono e poi non fanno. Quindi, chiunque vinca adesso, deve fare qualcosa, altrimenti si profila una rivolta. Questo popolo mancava di leader onesti, patriottici e attenti al sociale. Chiunque verrà scelto penso che sia consapevole che qualcosa deve essere fatto»

Ma nella popolazione c’è disincanto: «Non mi aspetto nulla – spiega un’elettrice -, ma è un dovere votare, ecco perché sono qui».

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