di Maria Scaffidi
Mentre il Senegal attende l’esito del controricorso per il titolo revocato, la Confederazione africana di calcio (Caf) avvia una ristrutturazione profonda con il supporto della Fifa
La Confederazione africana di calcio ha avviato una riforma strutturale dei propri statuti e regolamenti con l’obiettivo di potenziare la trasparenza e l’efficienza degli organi giudicanti e del settore arbitrale. Il piano di interventi, annunciato al Cairo durante una riunione del comitato esecutivo presieduta da Patrice Motsepe punta a elevare gli standard di credibilità del Var (Video assistant referee) e delle commissioni disciplinari e di appello. Il provvedimento risponde alla necessità di prevenire irregolarità tecniche e procedurali come quelle emerse durante la recente Coppa d’Africa disputata in Marocco, promuovendo allo stesso tempo l’indipendenza degli arbitri africani.
Il progetto di ristrutturazione prevede una stretta collaborazione con la Fifa per il rafforzamento dei protocolli di formazione continua per arbitri e commissari di gara. Tra i punti cardine della riforma ci sono la professionalizzazione dell’arbitraggio e l’adeguamento dei compensi per gli ufficiali di gara, parametri ritenuti essenziali per garantire l’integrità delle competizioni. L’organizzazione ha inoltre ribadito una politica di tolleranza zero verso la corruzione e ha sottolineato come la stabilità gestionale e il trattamento equo di tutte le 54 associazioni nazionali siano determinanti per attrarre nuovi investitori e sponsor internazionali nel mercato sportivo regionale.
Il presidente della Caf, Patrice Motsepe, citato in un comunicato, ha dichiarato che «la Caf sta già attuando importanti riforme strutturali (…) al fine di rafforzare la fiducia» nei confronti degli arbitri, degli operatori Var, dei commissari di gara e degli organi giurisdizionali della Caf. Questi adeguamenti, secondo Mosepe, consentiranno di evitare il ripetersi «degli incidenti inaccettabili» osservati durante Coppa d’Africa 2025, ha aggiunto.
La finale citata da Motsepe, disputata lo scorso 18 gennaio a Rabat, aveva visto il Senegal imporsi sul Marocco per 1-0 ai supplementari. La gara, tuttavia, era stata segnata da un episodio clamoroso: l’abbandono temporaneo del campo da parte dei senegalesi per protesta contro un rigore assegnato al Marocco. Alla ripresa del gioco, circa venti minuti dopo, Diaz ha fallito il penalty, permettendo al Senegal di trovare poi la rete della vittoria. Il verdetto del campo è stato però ribaltato dalla Caf che, a due mesi di distanza, ha accolto il ricorso marocchino assegnando il 3-0 a tavolino. In attesa del controricorso del Senegal, il caso continua a scuotere nel profondo il calcio africano.
A pagare il conto di una gestione controversa delle vicende legate alla finale di Rabat è stato anche il segretario generale della Caf, Veron Mosengo-Omba, che ha rassegnato le dimissioni domenica. La decisione è giunta a seguito di crescenti pressioni interne e polemiche sulla gestione generale dell’organizzazione, inclusa la controversa revoca del titolo al Senegal.
Mosengo-Omba, cittadino svizzero di origine congolese ed ex funzionario Fifa, ha motivato il passo indietro con la volontà di dedicarsi a progetti personali dopo oltre trent’anni di carriera internazionale. Tuttavia, la sua figura è stata al centro di critiche dal momento che aveva superato l’età pensionabile di 63 anni. Era inoltre accusato di avere creato un ambiente di lavoro difficoltoso all’interno della federazione.
Le funzioni di segretario generale sono state affidate ad interim al direttore delle competizioni della Caf, Samson Adamu. Nel frattempo, fonti di stampa indicano che Mosengo-Omba potrebbe candidarsi alla presidenza della federazione calcistica della Repubblica democratica del Congo nelle prossime elezioni.



