Nel Sud Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, la coalizione ribelle AFC/M23 ha annunciato il ritiro delle proprie forze dalla città di Uvira, centro strategico affacciato sul Lago Tanganica, precisando che la decisione è subordinata al rispetto di specifiche condizioni di sicurezza e politiche.
In un comunicato, il movimento ha spiegato che la scelta intende “creare un clima favorevole” al processo di pace e agli sforzi di mediazione regionale. Le autorità di Kinshasa continuano tuttavia ad accusare l’M23 di violare i cessate il fuoco e di essere sostenuto dal Rwanda, accuse respinte da Kigali. Sul terreno la situazione resta fragile, con combattimenti sporadici segnalati in altre aree della provincia e forte preoccupazione per le conseguenze umanitarie sulla popolazione civile.
Durante la sua ultima offensiva nell’est della Repubblica Democratica del Congo, nell’area della città di Uvira, il gruppo ribelle M23 ha dichiarato in un comunicato del comando militare di aver catturato centinaia di soldati burundesi. L’M23 sostiene che i “soldati burundesi catturati” saranno scortati “a casa” e non c’è stata al momento una reazione del Burundi, che da anni schiera truppe nell’Est della Rd Congo. Nei giorni scorsi, il presidente del Burundi Evariste Ndayishimiye ha pubblicamente messo in guardia l’M23 dal dichiarare guerra al suo Paese.
La scorsa settimana il gruppo ribelle è entrato nella città di Uvira, vicino al confine con il Burundi, meno di una settimana dopo che i presidenti della Repubblica Democratica del Congo e del Ruanda si erano incontrati a Washington con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e avevano ribadito il loro impegno per un accordo di pace noto come Accordi di Washington. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha detto, sabato, che le azioni del Ruanda nella Repubblica Democratica del Congo orientale violano questi Accordi di Washington e ha promesso di “prendere provvedimenti per garantire che le promesse fatte al presidente vengano mantenute”.



