Legname illegale africano venduto negli USA come “eco-friendly”

di Marco Simoncelli
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Un nuovo rapporto dell’ong ambientalista britannica Environmental Investigation Agency (EIA) – intitolato Toxic Trade: Forest Crime in Gabon and the Republic of Congo and the Contamination of the US Market – ha rivelato come il legname africano tagliato illegalmente venga trasformato in prodotti che vengono venduti come “eco-friendly” negli Stati Uniti, ingannando milioni di consumatori.

Durante un’indagine sotto copertura durata quattro anni, l’EIA ha scoperto il funzionamento di uno dei conglomerati di legname più influenti del continente africano: il Dejia Group, controllato dal magnate cinese Xu Gong De. L’inchiesta rivela una moltitudine di crimini commessi nelle foreste pluviali del bacino del fiume Congo e la rete di funzionari corrotti che consentono le attività criminali.

Secondo i risultati presentati dalla EIA, il gruppo Dejia, che controlla oltre 1,5 milioni di ettari di foresta in Gabon e Repubblica del Congo, avrebbe ottenuto vaste aree di foresta usando metodi corruttivi, avrebbe sovrasfruttato le concessioni, esportato tronchi per una valore di 80 milioni di dollari in violazione della legge nazionale per un periodo di quattro anni e avrebbe eluso le tasse per diversi milioni di dollari in ogni anno di attività.

Per far funzionare questo modello di business corrotto e assicurarsi l’impunità, il Gruppo farebbe affidamento su tangenti versate a funzionari governativi di alto livello e a diverse connessioni politiche ben posizionate, come il politico gabonese Jean Ping, che ha aiutato la Dejia a stabilire un solido punto d’appoggio nella regione, e che in cambio avrebbe ricevuto un grosso finanziamento per la campagna elettorale del 2016 da parte di affiliati della Dejia.

Uno dei direttori di una compagnia affiliata del Dejia Group nella Repubblica del Congo ha dichiarato agli investigatori della EIA che una «valigia piena di denaro» inviata all’ex ministro congolese dell’economia forestale, Henry Djombo, avrebbe eliminato ogni ostacolo nel Paese.

«Il Gabon recentemente ha iniziato a perseguire gli attori illegali, ma resta ancora molto da fare. Esortiamo anche la Repubblica del Congo a perseguire le aziende responsabili. E a entrambi i Paesi chiediamo di affrontare la corruzione endemica che mina lo sviluppo dell’industria nazionale e consente la distruzione sfrenata delle loro foreste», ha affermato Lisa Handy, direttrice della Forest Campaign di EIA.

Tra le rivelazioni più sorprendenti dello studio c’è quella secondo cui il cliente del Dejia Group negli Stati Uniti, l’Evergreen Hardwood Inc., ha contribuito a inserire questo legname illegale nella catena di approvvigionamento statunitense. Il rappresentante della Evergreen, Jim Green, ha dichiarato agli investigatori sotto copertura dell’ong ambientalista: «Tutti devono essere ricompensati per far funzionare le cose. Non mi importa niente, lo capisco. Ma è così che funzione e lo faccio. Lo faccio da qui». Green ha anche detto: «Non sono preoccupato che tu stia rubando da un parco nazionale. Non mi interessa, Ho solo bisogno di avere documentazione in regola nel caso qualcuno mi accusi e voglia controllare».

Evergreen ha importato migliaia di tonnellate di prodotti in legno del Gruppo Dejia per più di 10 anni, rivendendo a importanti produttori statunitensi, inclusa una società con sede in Oregon, Roseburg. Decine di rivenditori di prodotti familiari e catene come Menards e Home Depot avrebbero venduto merci della Roseburg realizzati con questo legname africano.

«Il caso Dejia-Evergreen dimostra la necessità per le autorità statunitensi di controllare regolarmente i sistemi di due diligence e di applicare la legge», ha dichiarato ancora Handy. «Altrimenti, il legname illegale continuerà a fluire negli Stati Uniti, e i consumatori americani rimarranno inconsapevoli sostenitori della deforestazione in Africa».

Il Gruppo Dejia avrebbe esportato i suoi prodotti anche in altri Paesi, dove l’importazione di legname illegale è reato, tra cui Francia, Belgio, Italia, Spagna e Grecia.

Il Gabon e la Repubblica del Congo sono due dei maggiori produttori di legname nel continente africano. Insieme, rappresentano circa il 60% dell’area nel bacino del Congo destinata al disboscamento ed esportano circa l’80% di tutto il legname prodotto nel continente. Il disboscamento illegale e insostenibile ha profondi impatti sugli habitat che sono indispensabili per la sopravvivenza delle specie in via di estinzione, compresi gli elefanti delle foreste africane e le scimmie antropomorfe.

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