L’Africa non celebra la regina Elisabetta II

di claudia
elisabetta II inghilterra

Si sono tenute lo scorso weekend le celebrazioni per i settant’anni di regno della regina Elisabetta II, la donna che è stata in grado di traghettare la monarchia più importante al mondo tra due epoche storiche. Celebrazioni che nascondono totalmente i crimini commessi dai britannici nelle territori occupati del continente, in particolare in Kenya. Elisabetta II divenne regina del Regno Unito e dei domini d’oltremare proprio in Africa, mentre ammirava i leoni in Kenya, ma le ex colonie nel continente hanno festeggiato timidamente il Giubileo di platino.

di Mariachiara Boldrini

Il 6 Febbraio 1952, quando fu costretta a rientrare per la sopravvenuta morte del padre, Re Giorgio VI, la principessa Elisabetta si trovava col consorte in Kenya. Le scene della serie Netflix The Crown (da cui sono tratte le immagini che pubblichiamo) hanno ricordato lo stupore dell’incontro con gli animali della savana da una casa sull’albero, ma non hanno fatto cenno al fatto che il viaggio aveva rischiato di saltare per le prime ribellioni armate dei contadini Mau Mau. Aveva 25 anni, Elisabetta II, quando arrivò nel continente da principessa e tornò in Inghilterra da regina; non si rendeva conto, forse, che l’Impero che avrebbe guidato e che aveva un tempo coperto due terzi del mondo aveva già iniziato a dissolversi e si sarebbe presto sgretolato con la stessa rapidità con cui lei era salita al trono.

Nel momento di maggiore espansione dell’Impero i territori britannici comprendevano gli attuali Ghana, Nigeria, Gambia e Sierra Leone in Africa Occidentale, l’Uganda, il Kenya e la Tanzania in Africa Orientale, le due Rhodesie (Zambia e Zimbabwe), il Nyasaland (attuale Malawi), tre territori in Africa meridionale (Bechuanaland, Basutoland e Swaziland), l’isola di Mauritius e il Sudafrica. Ognuno di questi Stati è oggi indipendente, ma appartenente al Commonwealth Britannico, un’organizzazione intergovernativa nata nel 1931 e composta da 54 Stati, accumunati – a parte Mozambico e Ruanda – dalla passata appartenenza all’Impero. L’unica eccezione è lo Zimbabwe che, sospeso dal Commonwealth sotto la dittatura di Mugabe, sta cercando di essere riammesso. Peter Nyapedwa, attivista intervistato da VoaNews ad Harare, racconta però che le persone nel Paese conoscono ormai “Putin o Xi Jìnpíng, non la regina” e in pochi hanno festeggiato il giubileo.

Gli anni delle indipendenze

Quando divenne regina, Elisabetta II era già stata in Africa, accompagnando i genitori nell’ultimo viaggio nel Sudafrica pre-apartheid del 1947 (la politica di segregazione razziale sarebbe stata istituita l’anno seguente, con il governo guidato dal Partito Nazionale). Nel corso di settant’anni di regno tornerà nel continente svariate volte e sarà costretta ad affrontare la tempesta delle indipendenze. La prima fu la Gold Coast di Nkrumah, attuale Ghana, dove la Gran Bretagna si ritirò subito di fronte ai primi fermenti nazionalisti e che la Elisabetta II visiterà nel 1961, quattro anni dopo la proclamazione d’indipendenza e uno dopo l’acquisizione dello status di Repubblica. Alla fine degli anni Settanta tutti gli Stati africani precedentemente britannici, ad eccezione del Lesotho e dello Swaziland (oggi Eswatini), i cui monarchi sostituirono la regina come capo di Stato, erano ormai diventati repubbliche. Il Kenya sarà indipendente dal 1963, dopo anni di violente lotte e una ingente perdita di sangue del movimento indipendentista.

Domenica 5 giugno le celebrazioni del Giubileo hanno previsto la partecipazione di artisti del carnevale caraibico e di ballerini di Bollywood per promuovere l’immagine di una Gran Bretagna accogliente e diversificata e l’unità del Commonwealth delle Nazioni. La canzone di un reverendo cattolico nigeriano, Vincent Chinemelu, intitolata “A Life Lived With Grace“, è stata scelta come canzone per celebrare il Giubileo di Platino.

Gli anni della colonizzazione

Tuttavia, ha scritto Patrick Gathara su Al-Jazeera “la morte, la tortura, la brutalizzazione e l’espropriazione dei kenioti che hanno segnato il primo decennio del regno della Regina Elisabetta II non sono state inserite nella brochure del Giubileo di Platino”. È vero, infatti, che se nel Regno Unito le celebrazioni hanno portato in piazza migliaia di persone, nelle ex colonie il Giubileo è stato piuttosto un’occasione per porsi in aperta rottura con la monarchia e la storia coloniale che questa rappresenta. Sul sito ufficiale è segnalata la piantumazione di alcuni alberi allo Shams Camp di Nairobi il 4 giugno e ad Accra il 23 maggio si sono aperte le celebrazioni con un evento per la parità di genere e la promozione della leadership femminile organizzato dall’Università. L’Alta Commissaria inglese in Ghana ha affermato “celebriamo non solo il lavoro della corona, ma il lavoro di una donna che la indossa, la regina è stata un’ancora in tempi di incertezza”. Un’ancora, però, che per molti lega ancora ad un passato di colonizzazione i cui danni permangono tutt’oggi.

Il 2 giugno Buhari, Presidente della più importante delle ex colonie britanniche, la Nigeria, si è espresso congratulandosi con la Regina e un posto è ancora oggi riservato al monarca britannico durante l’incoronazione del capo tradizionale di Cabral. Eppure, è proprio un’autorità tradizionale di Duke Town, Charles Effiong Offiong-Obo, a raccontare alla BBC che in Nigeria il Giubileo di Platino sembra essere la questione più lontana dai pensieri della gente, “siamo nel mezzo di una transizione politica – dice – abbiamo ben altro a cui pensare”.

Un’eredità difficile

Quella ragazza venticinquenne divenuta regina in Kenya mentre guardava i leoni è stata la regina più longeva della storia del Regno Unito e colei che ha saputo mantenere i rapporti commerciali e diplomatici della Nazione con le sue ex colonie, nonostante il vento del cambiamento che la storia ha portato con sé, ma l’attuale crisi in cui si trova il Commonwealth è il riflesso del declino globale della Gran Bretagna ed Elisabetta II lascerà alla prossima generazione un’eredità difficile da gestire. Cosa rimarrà – ci si chiede – dei legami con le ex colonie, che ancora oggi, dopo decenni, stanno faticosamente cercando la strada per il raggiungimento della propria autonomia politica ed economica, quando il figlio maggiore, il principe Carlo, le succederà?

Foto di apertura: Immagine tratta da “The Crown” che rievoca lo storico ballo della Regina Elisabetta II col presidente del Ghana e padre della patria Kwame Nkrumah ad Acrra nel 1961

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