L’Africa è pronta alla guerra al coronavirus?

di Enrico Casale
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Almeno 565 persone sono morte e oltre 28.000 casi di contagio da coronavirus sono stati confermati in tutto il mondo, la maggior parte dei quali in Cina. La scorsa settimana, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato l’epidemia un’emergenza sanitaria globale e ha lanciato l’allarme per i Paesi poveri potrebbero non essere in grado di far fronte a un’epidemia. «Il motivo principale di questa affermazione non è ciò che sta accadendo in Cina, ma ciò che sta accadendo in altri Paesi. La nostra più grande preoccupazione è la possibilità che il virus si diffonda in nazioni con sistemi sanitari fragili», ha dichiarato il responsabile dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Come si sta preparando l’Africa per far fronte a questa emergenza? I sistemi sanitari africani, già sotto pressione per numerose epidemie in corso (ebola, febre di Lassa, ecc.), possono far fronte al nuovo focolaio?

Michael Yao, responsabile delle operazioni di emergenza dell’Oms in Africa, ha dichiarato che i Paesi africani «hanno il minimo per cominciare e non stanno cominciando da zero». «Sappiamo – ha aggiunto – quanto sia fragile il sistema sanitario nel continente e come questi sistemi siano già sopraffatti da molte epidemie, quindi è essenziale per noi rilevare in anticipo in modo da poter prevenire la diffusione».

Attualmente sono solo due i laboratori in Africa (uno in Senegal e l’altro in Sudafrica) ad avere i reagenti necessari per testare i campioni. I due centri funzionano come centri di riferimento per i Paesi delle rispettive regioni. Uno dei laboratori, l’Institut Pasteur di Dakar, in Senegal, è da tempo all’avanguardia in campo medico, in particolare nella ricerca sulla febbre gialla. Tuttavia, questa settimana, Ghana, Madagascar, Nigeria e Sierra Leone hanno annunciato che sono in grado di svolgere i test. L’Oms ha inoltre inviato kit a 29 laboratori nel continente affinché abbiano la capacità di trattare il virus e, se necessario, anche per aiutare a testare campioni provenienti da altri Paesi. L’obiettivo è, che entro la fine del mese, almeno 36 Paesi africani siano attrezzati per eseguire test specifici per il coronavirus.

Ma come far fronte all’emergenza?  La Croce Rossa nigeriana ha allertato un milione di volontari. Il suo segretario generale, Abubakar Ahmed Kende, ha affermato ai microfoni della Bbc, che la misura intende prevenire la possibile diffusione del virus nel Paese e contenere l’epidemia di febbre di Lassa che è in corso in alcune regioni.

In Tanzania, il ministro della sanità, Ummy Mwalimu, ha annunciato che i centri di isolamento sono stati identificati nel Nord, Est e Ovest. Lì sono stati immagazzinati termometri, medicine e sono stati destinati più di 2.000 operatori sanitari. Numerosi paesi, tra cui Kenya, Etiopia, Costa d’Avorio, Ghana, Uganda e Botswana, hanno individuato casi sospetti, i pazienti sono poi stati messi in quarantena. Finora, però, tutti sono risultati negativi per il virus.

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