La riscossa africana della pétanque

di claudia

di Enrico Casale

Dalla passione francese ai successi internazionali, così l’Africa ha fatto del campo da bocce un terreno di rivincita. La pétanque, nata in Provenza, si è diffusa rapidamente in Africa. Negli ultimi anni, le ex colonie hanno saputo conquistarsi la scena internazionale. Paesi come Algeria, Marocco e soprattutto Madagascar competono ormai alla pari con la Francia – spesso superandola – nei tornei mondiali

La boccia si leva in volo. Poi, come un falco, scende in picchiata e si abbatte sulla boccia avversaria, che si trova vicinissima al boccino. Le due sfere si scontrano: l’una si ferma magicamente sul posto, l’altra schizza via a gran velocità. Un sorriso si disegna sul volto del bocciatore, che ha appena conquistato un punto. È un gesto atletico unico, quello della bocciata, ancor più spettacolare se eseguito a piedi fermi, su un terreno accidentato, tra sassolini o erba. Questa è la pétanque, la versione francese del gioco delle bocce, un’eredità positiva lasciata dal colonialismo transalpino in Africa. Con le sue numerose squadre, il continente è diventato protagonista della specialità, riuscendo persino a ottenere significative vittorie contro l’ex colonizzatore.

Sangue provenzale

Ma che cos’è la pétanque? È una delle varianti del gioco delle bocce, in cui l’obiettivo è lanciare le bocce cercando di avvicinarsi il più possibile al pallino. Le origini risalgono ai primi anni del XX secolo, quando il “gioco provenzale”, un’altra specialità ancora praticata in Francia, era molto diffuso. Nel 1907, i fratelli Pitot, Ernest e Joseph, introdussero una nuova regola per permettere all’amico Jules Lenoir, affetto da reumatismi, di giocare con meno sforzo fisico: il giocatore doveva lanciare le bocce da fermo. Pétanque deriva infatti dal provenzale pés tancats, che significa “piedi ancorati al suolo”.

La prima competizione ufficiale si svolse nel 1910 a La Ciotat, in Provenza, segnando l’inizio del gioco nella sua forma moderna. Nel 1930, l’introduzione delle bocce in acciaio (più piccole rispetto a quelle della specialità “volo”, che sono di legno) rappresentò una svolta tecnica importante, e il successo della disciplina fu immediato. La pétanque cominciò a essere giocata dappertutto: piazze, parchi… in qualunque spazio. Negli anni Quaranta fu fondata la Federazione francese di pétanque e di gioco provenzale, e, nel 1958, la Federazione internazionale. Con il tempo, il gioco ha raggiunto una diffusione globale, con federazioni in 66 Paesi e oltre 566.000 giocatori tesserati. In Francia, la federazione conta 380.000 membri, segno del grande seguito che questa disciplina ha mantenuto nel tempo. Recentemente, la pétanque è stata proposta come disciplina olimpica, un chiaro segnale di crescente riconoscimento internazionale.

Foto di GIANLUIGI GUERCIA / AFP

Un’eredità coloniale

Nel XX secolo, la Francia era una grande potenza che controllava gran parte dell’Africa settentrionale, occidentale e centrale. Oltre a lingua, cultura e istituzioni, i colonizzatori trasmisero al continente anche i propri svaghi. Tra i quali, la pétanque. Dalla Tunisia al Madagascar, il gioco delle bocce divenne un passatempo condiviso da colonizzatori e colonizzati. Nei fine settimana e nelle serate, si disputavano sfide su campi improvvisati o nei primi rudimentali bocciodromi. Con il ritiro della Francia durante la stagione delle indipendenze, a partire dagli anni Sessanta, la pétanque rimase una tradizione radicata e, anzi, il movimento crebbe notevolmente.

«Sono molti gli elementi che hanno favorito la diffusione della pétanque in Africa», afferma Riccardo Capaccioni, Ct della nazionale italiana, vincitrice dei Mondiali 2024 nonché grande esperto della disciplina. «Innanzitutto, è uno sport semplice. Il campo può essere allestito facilmente su qualsiasi terreno: erba, sabbia, ghiaia. Le bocce in metallo sono economiche. Il gioco è coinvolgente, ma non banale. Richiede occhio, coordinazione e anche una buona preparazione fisica, dato che le partite sono lunghe e faticose. Questa combinazione ha fatto sì che la pétanque si diffondesse rapidamente. Oggi è giocata in moltissimi Paesi africani, nelle piazze, nei campi e nei villaggi. È anche un’importante occasione di aggregazione intergenerazionale e uno strumento educativo, soprattutto nei contesti urbani».

Vendetta sull’ultimo tiro

Anche dopo la fine della colonizzazione, la Francia è rimasta la nazione più forte, sebbene non senza sorprese. Nel 1964, appena due anni dopo l’indipendenza, l’Algeria decise di presentare una propria squadra ai Mondiali. Con grande sorpresa, furono proprio gli algerini a vincere, in una sorta di rivincita contro la Francia, ex colonizzatore, in una disciplina tanto amata dai francesi. «I Paesi nordafricani sono sempre stati all’avanguardia», spiega Khaled Lakhal, campione del mondo nel 1997, in un’intervista concessa al giornale online La Marseillaise. «Sono appassionati di pétanque perché è innanzitutto uno sport vero e proprio, non solo un passatempo. È un gioco bellissimo». Da allora, l’Algeria ha trovato il modo di emergere regolarmente sul podio mondiale, puntando sui giovani. «Molti giovani praticano la pétanque», osserva Lakhal. «Numerosi algerini partecipano a competizioni francesi, come “La Marseillaise à pétanque”, dove l’anno scorso ho seguito le belle prestazioni del trio Chokri Gharbi, Adnene Bessaies e Hedi Marzouk fino agli ottavi». «L’Algeria», conferma Capaccioni, «ha un livello altissimo. Purtroppo, la federazione nazionale è molto povera e non sempre riesce a finanziare le trasferte più importanti, quindi a volte non riescono a schierare le proprie squadre».

Anche la Tunisia si distingue per la sua forza. «Secondo me, è la squadra più completa», afferma Capaccioni. «Non hanno grandi strutture in patria, né la disciplina è organizzata in modo sistematico. Ma molti campioni tunisini vivono in Francia, giocano per squadre francesi, partecipano alle gare più competitive e lì si formano. Il loro livello è molto alto».

petanque

La scuola marocchina e i campioni malgasci

Nel Maghreb, spicca per la sua tradizione boccistica il Marocco. «Questo Paese ha una lunga tradizione nella pétanque, con bocciodromi moderni e tecnici preparati», afferma Capaccioni. «Lavorano molto con i giovani per sviluppare la tecnica, ma attualmente stanno scontando una squalifica imposta dalla Federazione internazionale dopo i Mondiali in Thailandia due anni fa. Una volta terminata, sono sicuro che torneranno più forti che mai».

Tuttavia, la vera nemesi della squadra francese è, da quasi quattro decenni, il Madagascar, Paese in cui la pétanque è parte integrante della cultura. «Il nostro popolo ha iniziato a giocare quando eravamo ancora colonia francese, intorno al 1947», racconta Jeannot Ramarokoto, direttore tecnico della Federazione malgascia. «La finale del Mondiale del 1982 è stata cruciale per rendere questo sport popolare. È accessibile, non richiede attrezzature costose e i giovani possono praticarlo facilmente». Anche la nazionale italiana ha incontrato la forza dei malgasci, affrontandoli nella finale dei Mondiali 2024. «Quella del dicembre scorso è stata una finale mozzafiato», ricorda Capaccioni. «I malgasci sono avversari temibili, davvero difficili da battere. Sono i veri antagonisti della Francia a livello mondiale». Molti dei migliori giocatori malgasci arrivano in Europa, soprattutto in Francia, come Christian Andriantseheno e Lahatra Randriamanantany. «Le bocce sono diventate un punto di orgoglio per i malgasci», insiste Ramarokoto, «che vi vedono un simbolo di riscatto per la loro isola».

La pétanque non è però un’esclusiva del Maghreb o del Madagascar. «Quando ero giovane, in Senegal eravamo pochi a giocare», racconta François “Fara” N’Diaye, senegalese e due volte vice-campione del mondo di tiro di precisione. «Con il tempo, però, la pétanque ha guadagnato sempre più popolarità, anche se a grande distanza dal calcio». Anche in Benin le bocce “alla francese” sono uno sport molto diffuso. Marcel Bio, vice-campione del mondo nel 2016, ha dato il via al movimento, seguito da Marcel Gbetable, vincitore del titolo mondiale di doppio misto nel 2023. «Quando la pétanque è arrivata in Benin, era limitata a poche zone», osserva Gbetable. «Oggi, il numero di giocatori continua a crescere ogni anno. Non siamo più un Paese marginale nel mondo delle bocce». In Africa, la pétanque è praticata in almeno trenta Paesi, di cui venti hanno federazioni nazionali. «Una cosa è certa», conclude Capaccioni, «i giocatori africani sono ormai protagonisti delle gare internazionali e in futuro lo saranno ancora di più. La loro passione è ciò che li spinge».

Questo articolo è uscito sul numero 4/2025 della rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui.

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