La destra africana spinta dal vento del “Make America Great Again”

di claudia

Di Stefano Pancera

In Africa sta emergendo una nuova destra cristiana conservatrice, ispirata al movimento “Make America Great Again” di Donald Trump. Alimentata da fondi e ideologie statunitensi, questa rete religiosa e politica combatte i diritti civili in nome dei “valori tradizionali”.


Una recente analisi della rivista The Economist racconta come nel continente africano stia emergendo una nuova destra cristiana conservatrice, sempre più forte e sicura di sé. Questa destra prende ispirazione diretta dalla destra americana vicina all’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump e al movimento “Make America Great Again”.
L’ascesa politica di Donald Trump ha rappresentato un punto di svolta per i movimenti cristiani conservatori in tutto il mondo. Trump, sostenuto con forza dalla destra cristiana americana e con il suo “MAGA” nato nel 2015, ha dato secondo l’attivista keniano Emmanuel Lee Mutwiri, “nuova energia e nuovo potere a tutti i gruppi anti-diritti”.
Nel febbraio 2025, J.D. Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, ha dichiarato: “Com’è possibile che l’America usi i soldi dei contribuenti per finanziare organizzazioni non governative che minano la libertà religiosa?”.

Organizzazioni statunitensi come il Family Research Council , la Christian Broadcasting Network e la potentissima The Fellowship Foundation (nota per aver creato il National Prayer Breakfast a Washington) investono ogni anno milioni di dollari in eventi, chiese, media e leader pentecostali africani.
Secondo il sito di inchiesta OpenDemocracy, tra il 2007 e il 2018 più di 50 milioni di dollari sono stati trasferiti da fondazioni religiose statunitensi a gruppi evangelici in Africa. L’obiettivo dichiarato è la costruzione di una “cintura morale globale” per contrastare l’avanzata dei diritti civili, considerati una minaccia alla “famiglia tradizionale”.

Durante la Seconda Conferenza panafricana sui “valori familiari”, svoltasi a Nairobi, in Kenya, dal 12 al 17 maggio, organizzata dall’Africa Christian Professionals Forum insieme al Kenya Christian Professionals Forum, è stata denunciata una presunta decadenza morale attribuita a “ideologie straniere” che, secondo gli organizzatori, promuoverebbero aborto, omosessualità e confusione di genere. Durante la conferenza si è parlato di “minacce esterne”, di “famiglia africana sotto attacco” e di “nuovo colonialismo”, facendo riferimento a politiche e movimenti che sostengono i diritti delle persone LGBTQ+, l’educazione sessuale inclusiva e l’accesso all’aborto.

E poco importa se numerosi studi, tra cui quelli di importanti antropologi come Marc Epprecht, Sylvia Tamale e Stephen Murray, hanno documentato che molte società africane precoloniali avevano una visione della sessualità molto più fluida rispetto a quella odierna.
La famosa “Sezione 377” del codice penale britannico, introdotta nel XIX secolo in molte colonie dell’Impero britannico e che criminalizza gli “atti contro natura”, deriva direttamente dal codice penale vittoriano inglese.
Ancora oggi, 32 dei 54 paesi africani criminalizzano l’omosessualità, molti basandosi proprio su queste vecchie leggi coloniali. È quindi paradossale che l’omosessualità venga considerata “non africana” o “importata dall’Occidente”, dal momento che le leggi più punitive sono un’eredità del colonialismo occidentale.

lgbtq africa

E in questo paradosso organizzazioni americane come Family Watch International (organizzazione di lobby cristiana fondamentalista fondata nel 1999) e Alliance Defending Freedom (organizzazione cristiana conservatrice statunitense di difesa legale fondata nel 1994) finanziano e influenzano direttamente le agende politiche africane. Non a caso sono già previste nuove conferenze sui “valori familiari” in diverse parti del continente.

Sempre a maggio presso la State House di Entebbe, in Uganda, si è tenuta la Terza Conferenza Interparlamentare Africana su Famiglia, Sovranità e Valori. A questo evento hanno partecipato parlamentari, leader religiosi e attivisti provenienti da 29 paesi africani. L’obiettivo ufficiale della conferenza era la difesa dei valori tradizionali africani e della sovranità culturale contro le influenze esterne, ma ha sollevato forti preoccupazioni tra attivisti per i diritti umani e organizzazioni per i diritti delle donne.
I legami tra i conservatori cristiani africani e quelli occidentali non sono certo una novità, ma oggi sono più forti che mai, grazie anche a due eventi chiave.

Il primo è stata l’epidemia di AIDS nei primi anni 2000, che ha attirato l’attenzione degli evangelici americani, portando con sé una nuova forma di militanza religiosa focalizzata sulla lotta ai diritti delle persone LGBTQ+. Il secondo è stata l’elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti: molti conservatori cristiani americani, vedendo salire alla Casa Bianca un presidente nero, hanno creduto che la battaglia ideologica in patria fosse ormai perduta, e hanno quindi deciso di riscoprire l’Africa come “ultimo baluardo” per difendere la loro interpretazione integralista dei valori biblici.

Uno studio dell’Institute for Journalism and Social Change ha rilevato che tra il 2019 e il 2022 diciassette gruppi cristiani americani hanno speso almeno 16,5 milioni di dollari in attività di propaganda in Africa.
I conservatori africani, nel frattempo, sono diventati più efficaci. Ricorderete che nel 2014, la Corte Costituzionale dell’Uganda aveva annullato una legge anti-gay per vizi procedurali. Dieci anni dopo, come è noto, quella stessa legge è stata reintrodotta in una versione ancora più dura. Non è un caso: uno dei principali autori della prima versione, redatta nel 2009, è stato l’attivista evangelico americano Scott Lively, che vive e lavora a Springfield, nel Massachusetts.
Un altro cambiamento importante riguarda il linguaggio. Fino a pochi anni fa, l’omosessualità veniva spesso descritta come “demoniaca”. Oggi si usa invece il linguaggio dei diritti umani, parlando per esempio di “difendere il diritto dei genitori a proteggere i figli dalla sessualizzazione precoce”.

chiesa cattolica

Nel 1970, i cristiani evangelici in Africa erano circa 17 milioni. Oggi sono oltre 200 milioni. Un balzo che ha trasformato piccole chiese di quartiere in veri e propri imperi religiosi dotati di televisioni satellitari, università, seminari, istituzioni educative, banche e reti internazionali. Tra le più note ci sono la Redeemed Christian Church of God e la Winners’ Chapel in Nigeria, la Christ Embassy in Sudafrica, e la House of Prayer in Uganda.
Ogni domenica, centinaia di migliaia di persone partecipano a celebrazioni che assomigliano a eventi sportivi, in strutture che sembrano stadi, ascoltando sermoni che mescolano Bibbia, economia e politica.
Negli anni Ottanta e Novanta, queste chiese erano spesso movimenti spontanei, nati ai margini delle città, in tende da revival o nei quartieri popolari. Oggi sono potenze culturali e politiche.

Queste chiese non restano confinate nei templi. Partecipano attivamente alla vita pubblica, influenzano leggi e campagne elettorali. In Uganda ad esempio, il sostegno delle chiese evangeliche è stato determinante nell’approvazione delle leggi anti-LGBTQ+. In Kenya, leader religiosi come David Oginde – pastore evangelico e attuale presidente della Commissione Etica e Anti-Corruzione – siedono in importanti organismi statali. In Nigeria, il voto dei cristiani evangelici del sud bilancia quello dei musulmani del nord, rendendo la religione un fattore decisivo negli equilibri politici.

L’onda lunga dell’amministrazione Trump ha rafforzato questa nuova destra africana. Ciò che sta accadendo in Africa somiglia sempre più a una lenta sotterranea “guerra culturale per procura”, in cui, grazie alla politica di intolleranza promossa da Trump, le organizzazioni conservatrici americane trovano nel continente africano un potenziale terreno sempre più fertile.
Una destra che non ha bisogno di indossare il completo grigio del tecnocrate, ma può presentarsi come profeta, redentore o “uomo forte mandato da Dio”. Proprio come Donald Trump è convinto di essere.

Condividi

Altre letture correlate: