La controversa ferrovia Nairobi-Mombasa

di Raffaele Masto

La ferrovia Nairobi-Mombasa, nel suo primo anno di attività, ha registrato una perdita di cento milioni di dollari, una cifra che rende l’infrastruttura del tutto incompatibile con l’economia del paese. Inoltre, una volta in funzione, si è scoperto che è anche devastante per l’ecosistema perché attraversa il Parco Nazionale di Nairobi e il Parco Nazionale Tsavo dove gli animali, che sono una importante fonte di entrata per il paese, pare siano diminuiti di numero e stanno ampiamente lontani dalla struttura riducendo in questo modo il cosiddetto “parco utile”. Insomma la ferrovia ha colpito una delle principali risorse del paese: gli animali e il turismo che richiamano.

L’evento più grave che riguarda la ferrovia è però il fatto che si è scoperto che è stato un grande pretesto per la corruzione che in Kenya si annida in tutti i settori. Due alti funzionari del governo infatti sono stati arrestati con l’accusa di frode per aver pagato più di due milioni di dollari di risarcimento ad alcune imprese private che avevano falsamente affermato di possedere le terre lungo cui corre la linea. Assieme ai due funzionari sono stati arrestati altre quindici persone e pare che siano in programma altre indagini, retate e arresti.

Insomma quella che è stata propagandata con enfasi come una grande infrastruttura che avrebbe messo il Kenya al centro dell’intera Africa Orientale per quanro riguarda economia e politica si sta rivelando un affare tutt’altro che trasparente che rischia di non portare nessun beneficio né politico, né economico al paese.

La linea, finanziata dai cinesi per un ammontare di 3,2 miliardi di dollari, è il più grande progetto infrastrutturale del Kenya dall’indipendenza dal Regno Unito nel 1963. Il presidente Uhuru Kenyatta l’aveva inaugurata nel maggio dell’anno scorso salutandola come un nuovo capitolo nella storia dello stato dell’Africa Orientale. La ferrovia, nei progetti originari, non aveva solo una importanza nazionale ma coinvolgeva tutta l’Africa Orientale: avrebbe dovuto connettere il Sud Sudan che non ha uno sbocco al mare ed è una sorta di serbatoio, in buona parte inutilizzato, di greggio, La Repubblica Democratica del Congo con le sue immense risorse minerarie delle regioni orientali, il Ruanda, il Burundi e l’Etiopia. Insomma avrebbe dovuto realizzare un terminale sull’Oceano indiano (lo stesso sul quale si affacciano le importanti economie emergenti asiatiche) rifornito di greggio e materie prime africane. Ora questo progetto, che nel suo complesso era in divenire, non appare più tanto economico.

La ferrovia insomma è l’ennesimo mega-progetto finanziato dalla Cina che, nel tempo, si dimostra una specie di flop utile soltanto ai cinesi e molto poco agli africani.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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