Il misterioso Piano Mattei

di claudia

di Massimo Zaurrini

È bene dirlo chiaramente e dirlo subito: il Piano Mattei è ancora un mistero. Lo è per noi e lo è per la quasi totalità delle persone che in Italia si occupano di Africa da anni. A due mesi dalla data in cui dovrebbe essere presentato, il Piano è ancora avvolto dal più totale mistero. C’è qualche voce, si sussurra che questo o quell’ufficio ci sta lavorando, ma informazioni certe non si trovano.

In questi mesi abbiamo sentito molti esponenti del governo parlare di Piano Mattei, con il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e vari ministri anticipare obiettivi e ambizioni che hanno creato un certo fermento nelle parti più direttamente interessate, dagli africani a chi in Italia si occupa di Africa. Eppure un elemento concreto emerso in questi mesi di avvicinamento allo svelamento del Piano Mattei è che, ad oggi, nel percorso di elaborazione non c’è stata alcuna consultazione di quell’articolato mondo che in Italia si occupa di Africa da anni: dalle organizzazioni della società civile agli attori della Cooperazione, alle imprese, grandi e piccole, ai consulenti. Tutti chiamati a prendere atto delle comunicazioni di volta in volta in circolazione e costantemente al telefono cercando di ottenere qualche elemento in più o di comprendere chi stava lavorando o meno al piano.

Una situazione che ha causato una curiosità crescente e un’aspettativa che sarebbe un peccato deludere. Raccogliamo con soddisfazione le più recenti dichiarazioni che il Piano sarà scritto «con l’Africa», come ha detto la stessa Meloni, ma al momento non ci risulta che le ambasciate africane presenti in Italia stiano in qualche modo contribuendo con idee alla stesura del progetto. Tornando agli elementi sparsi messi insieme in questi mesi, dal nostro lavoro abbiamo dedotto che il Piano conterrà una mappatura completa di tutti gli interventi in corso con l’Africa da parte di ministeri, università e altri soggetti istituzionali.

A lungo abbiamo pensato che alla fine il Piano Mattei avrebbe rappresentato soprattutto un nuovo contenitore dove inserire progetti e attività già in corso con il continente africano. Non voglio essere frainteso, ritengo si tratti di una cosa importante e con un indubbio valore politico e pratico. Troppo spesso, anche da queste pagine, abbiamo criticato l’Italia per la scarsa capacità di mettere a sistema i propri sforzi in Africa e/o di guidarli secondo una strategia unitaria e chiara. Ma se ci si fermasse a quello, le aspettative generate dal Piano rischierebbero di restare un po’ deluse. Negli ultimi giorni sono poi emerse dichiarazioni che lasciano intendere che il Piano Mattei, concentrato su temi quali energia, formazione professionale, transizione, farà leva sul Fondo per il clima che ha una dotazione di 840 milioni di euro l’anno dal 2022 al 2026. Sappiamo tutti che l’Italia in questo momento non ha grandi soldi da mettere a disposizione dell’Africa ma ha competenze e sinergie sincere che possono servire all’Africa in un’ottica di vera collaborazione. D’altronde la novità principale del progetto di Enrico Mattei in Africa fu un convinto appoggio al diritto di ogni popolo di perseguire il proprio riscatto politico, economico e sociale, anche attraverso l’affermazione della sovranità sulle proprie ricchezze.

Un documento di sette articoli: questo il decreto legge denominato Piano Mattei che è stato deliberato dal Consiglio dei ministri e che definirà la strategia dell’Italia per il continente africano.

Il Piano Mattei messo a punto dal governo abbraccia una visione olistica che comprende la dimensione politica, economica, sociale, culturale e di sicurezza, e si impegna a favorire la condivisione e la partecipazione attiva degli Stati africani nella definizione e attuazione degli interventi previsti. Tra gli ambiti di intervento si evidenziano settori chiave quali la cooperazione allo sviluppo, la promozione delle esportazioni e degli investimenti, l’istruzione e la formazione professionale, la ricerca e l’innovazione, e la salute. Un’enfasi particolare è posta sull’agricoltura e la sicurezza alimentare, l’approvvigionamento e lo sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, la tutela dell’ambiente e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Il piano non trascura l’importanza dell’ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture, comprese quelle digitali, e valorizza lo sviluppo del partenariato energetico, con un occhio di riguardo verso le fonti rinnovabili.

Mauritius - 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili

Un aspetto innovativo del Piano Mattei è il sostegno all’imprenditoria, in particolare quella giovanile e femminile, e la promozione dell’occupazione. Inoltre, il piano si impegna nella prevenzione e nel contrasto dell’immigrazione irregolare, affrontando una delle sfide considerate più pressanti.

Il decreto in realtà contiene principalmente elementi relativi all’organizzazione della struttura che dovrà sovrintendere alla stesura, all’applicazione, alla modifica e anche alla verifica del Piano Mattei stesso. Se l’articolo 1 sintetizza in cinque punti l’essenza del piano, il cuore del decreto (art. 2 e art. 3) è dedicato alla creazione, alla composizione e ai compiti di una cabina di regia chiamata a sovrintendere il Piano nei quattro anni della durata prevista.

L’articolo 4 si focalizza sulla Struttura di missione che dovrà essere istituita presso la presidenza del Consiglio e che svolgerà il ruolo cardine di collegamento tra la cabina di regia e l’autorità politica, mentre l’articolo 5 dispone la relazione annuale che il governo dovrà inviare al Parlamento sullo stato di attuazione del Piano.

Gli articoli 6 e 7, infine, interessano rispettivamente l’aspetto finanziario e l’entrata in vigore del piano.

Il Piano Mattei si propone di costruire un nuovo partenariato tra l’Italia e gli Stati del continente africano, con l’obiettivo di promuovere uno sviluppo comune che sia sostenibile e duraturo. Il piano non è statico: è previsto per una durata quadriennale ma può essere aggiornato in qualsiasi momento prima della scadenza, permettendo così una risposta agile e tempestiva alle dinamiche in rapida evoluzione del continente africano.

Le amministrazioni statali italiane sono chiamate a conformare le loro attività di programmazione e attuazione delle politiche pubbliche in linea con il Piano Mattei, seguendo le modalità previste dagli ordinamenti di settore e nel rispetto delle competenze stabilite dalla normativa vigente.

Con il Piano Mattei, l’Italia si pone l’obiettivo del rafforzamento delle relazioni con l’Africa, puntando a un partenariato che sia sinonimo di progresso condiviso e di un futuro più prospero e stabile per entrambe le parti.

La Cabina di regia

Il decreto legge, agli articoli 2 e 3, annuncia la creazione di una cabina di regia per il Piano Mattei, un organismo presieduto dal presidente del Consiglio dei ministri e destinato a diventare il fulcro operativo per il rafforzamento delle relazioni tra l’Italia e il continente africano. La Cabina di regia, che vede la partecipazione di figure chiave del panorama politico ed economico italiano, è stata istituita per assicurare un’efficace attuazione del piano.

Ne fanno parte, oltre al presidente del Consiglio e al ministro degli Esteri, che ne assume la vicepresidenza, altri ministri e viceministri, il presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, il direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, i presidenti di Ice-Agenzia, Cassa depositi e prestiti, e Sace. A questi si aggiungono rappresentanti di imprese a partecipazione pubblica, del mondo accademico e della ricerca, della società civile e del terzo settore, nonché esperti nelle materie trattate.

La Cabina di regia è responsabile del coordinamento delle attività di collaborazione tra l’Italia e gli Stati africani, dell’approvazione dei documenti programmatici e dei relativi aggiornamenti, del monitoraggio dell’attuazione del Piano e dell’approvazione di una relazione annuale al Parlamento. Inoltre, la Cabina di regia ha il compito di promuovere il coordinamento tra i diversi livelli di governo e gli enti pubblici e privati, nonché di incentivare l’accesso a risorse finanziarie internazionali e di coordinare le iniziative di comunicazione relative al Piano.

Il segretariato della Cabina di regia è assicurato dalla Struttura di missione prevista dall’articolo 4, che fornisce il supporto organizzativo e amministrativo necessario per il funzionamento dell’organismo.

La Struttura di missione

All’articolo 4 si stabilisce la creazione di una struttura di missione, posizionata all’interno della presidenza del Consiglio dei ministri. Questa struttura è pensata per fornire supporto organizzativo e strategico all’attuazione e al monitoraggio del piano di cooperazione con il continente.

La struttura di missione è guidata da un coordinatore, selezionato tra i membri della carriera diplomatica, e si articola in due uffici di livello dirigenziale generale, inclusa la posizione del coordinatore stesso, e in due uffici di livello dirigenziale non generale.

Le attività svolte dalla struttura di missione sono le seguenti: fornire supporto diretto al premier nelle sue funzioni di indirizzo e coordinamento strategico del governo riguardo al Piano Mattei e ai suoi aggiornamenti; supportare il presidente e il vicepresidente della Cabina di regia nelle loro funzioni; gestire il segretariato della Cabina di regia; preparare la relazione annuale al Parlamento.

Dal punto di vista finanziario, la struttura di missione per il finanziamento totale delle sue attività dispone di un budget annuo previsto in poco più di 2.320.000 euro annui a partire dal 2024.

Trasparenza e rendicontazione

Il governo italiano si impegna a mantenere un dialogo con il Parlamento riguardo all’avanzamento del Piano Mattei. Secondo l’articolo 5 del decreto, entro il 30 giugno di ogni anno, il governo è tenuto a presentare alle Camere una relazione dettagliata sullo stato di attuazione del Piano.

L’articolo 7 del decreto stabilisce che il decreto entri in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e che debba essere quindi presentato alle Camere per la conversione in legge. Essendo stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 15 novembre, il provvedimento è entrato in vigore il 16 novembre scorso. Questo passaggio era cruciale per garantire che il Piano Mattei acquisisse piena legittimità legislativa per diventare parte integrante dell’ordinamento giuridico italiano.

Da Enrico Mattei al Piano Mattei

Enrico Mattei, lo storico fondatore dell’Eni (nel 1953) è la figura che ha ispirato il Piano che prende il suo nome. Mattei, nato ad Acqualagna, nelle Marche, nel 1906 e morto in un incidente aereo nel 1962, rivoluzionò il mondo degli idrocarburi, rompendo il monopolio delle cosiddette Sette sorelle e impostando una politica di collaborazione con i Paesi produttori che lasciava a questi la maggior parte degli introiti e apriva a forme di cooperazione più eque ed equilibrate.

Nonostante siano trascorsi più di sessant’anni dalla sua scomparsa, Mattei continua a rappresentare ancora oggi uno degli uomini simbolo della crescita postbellica del Paese. L’attenzione che il petroliere di un Paese senza petrolio – come spesso è stato definito – poneva non soltanto agli interessi dell’Italia ma anche a quelli legittimi delle nazioni produttrici di greggio, è stato l’elemento che il governo Meloni voleva trasparisse dal nuovo piano delle relazioni con l’Africa, battezzato infatti con il nome dell’industriale che, scrive l’Eni, anziché liquidare e privatizzare l’Agip, come era stato incaricato di fare, decise di costruire un ente che garantisse «al Paese un’impresa energetica nazionale, in grado di assicurare quanto serve ai bisogni delle famiglie e allo sviluppo della piccola e media impresa», coltivando «lo spirito di frontiera e il rispetto delle culture diverse». Richiamare la figura di Mattei ha fatto storcere il naso a qualcuno, perché colora di politico un personaggio oggi considerato di “tutti”, ma effettivamente funziona dal punto di vista della comunicazione e per il messaggio che si vuole dare.

Come il Piano Mattei sarà implementato e a quali fondi attingerà sono elementi che dovrebbero farsi più chiari nei prossimi mesi, probabilmente già a partire dalla fine di gennaio, quando è previsto il vertice Italia-Africa.

Questi articoli sono tratti dal numero di dicembre del mensile Africa e Affari.

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