Guinea | Il Paese contro il terzo mandato di Condé

di Enrico Casale
alpha conde
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Due mandati non bastano, neppure ad Alpha Condé presidente della Guinea. Eletto nel 2010 e poi riconfermato nel 2015, ha annunciato di voler modificare la Costituzione per potersi ricandidare una terza volta. Si ripete, anche nel Paese dell’Africa occidentale, il trito rituale che vede molti presidenti forzare le carte fondamentali pur di mantenersi al potere. È successo spesso. Pensiamo al Ruanda, al Burundi, all’Uganda, al Congo Brazza, ecc. La lista potrebbe essere assai lunga.

Da Alpha Condé non ci si attendeva una mossa del genere. Per anni oppositore di Lansana Conté, si pensava fosse più rispettoso dei processi democratici. Invece, dopo aver rinviato per mesi le elezioni (che però sono state fissate il 16 febbraio), ha annunciato una riforma che elimina il vincolo dei due mandati presidenziali e allunga il mandato da cinque a sei anni.

Le opposizioni hanno gridato al colpo di Stato e da settimane ormai sono in corso manifestazioni contro la ricandidatura di Condé. La tensione è alta. Nelle ultime ore è stato disposto un massiccio dispiegamento delle forze di sicurezza nelle strade della capitale, Conakry. La maggior parte delle attività commerciali è rimasta chiusa e il clima nella capitale della Guinea è estremamente teso.

Le manifestazioni sono molto partecipate e gli scontri con le forze di sicurezza hanno provocato almeno 20 morti da ottobre dello scorso anno. Nei giorni scorsi i manifestanti hanno bruciato due stazioni di polizia nella città di Pita. Secondo la ricostruzione del ministero della Sicurezza, le stazioni sono state colpite con pietre prima di essere date alle fiamme. Le forze di sicurezza hanno ucciso due manifestanti lunedì.

Gli scontri potrebbero finire solo davanti a una rinuncia alla candidatura di Condé che, tra l’altro, è anziano (81 anni). Farà il passo indietro?

(Enrico Casale)

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