Giovanni Pigatto | Guinea, elezioni contrastate

di Enrico Casale
elezioni in guinea
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Le opposizioni, da parte loro, già da settimane accusano il presidente e il governo di aver voluto forzare la mano con un «colpo di Stato costituzionale» e hanno organizzato proteste in tutto il Paese

Ieri in Guinea si è votato per rinnovare il Parlamento e decidere se confermare o respingere importanti quesiti referendari che vanno a modificare la Costituzione.

Il clima

Erano 7,7 milioni i cittadini guineani iscritti nelle liste elettorali con diritto di voto, secondo la Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni), ma sono stati espressi molti dubbi su questo numero e sulla imparzialità dell’organizzazione delle elezioni da parte sia delle opposizioni, sia degli osservatori internazionali.

L’Organisation internationale de la francophonie (Oif) e la Comunità economica dell’Africa occidentale (Ecowas) hanno calcolato che potrebbero essere fino a 2,5 milioni gli elettori registrati come doppioni o persone decedute che non sono state depennate.

Le opposizioni, da parte loro, già da settimane accusano il presidente e il governo di aver voluto forzare la mano con un «colpo di Stato costituzionale» e hanno organizzato proteste in tutto il Paese dichiarando di voler boicottare delle elezioni a senso unico.

Le elezioni legislative

Rischiano di passare in secondo piano dunque le elezioni legislative che avrebbero dovuto tenersi l’anno scorso, ma che sono state più volte posticipate anche per farle coincidere con il referendum costituzionale così da tentare di aumentare l’affluenza.

Il partito di Alpha Condé, il Raggruppamento del popolo guineano (Rpg), che detiene attualmente la maggioranza dei seggi in Parlamento (53 su 114), è praticamente l’unico grande partito in campo a essersi presentato in tutti i collegi, e tutto fa presupporre per un risultato a senso unico.

Nel 2013, l’Rpg aveva ottenuto il 46% dei voti, mentre il principale partito di opposizione, l’Ufdg, aveva preso il 31% e 37 seggi, e la terza forza in campo, l’Ufr, il 7% e 10 deputati.

Il referendum costituzionale

Sulla carta, le modifiche proposte alla Costituzione vanno verso un sostanziale ammodernamento dello Stato, soprattutto per quanto riguarda i diritti delle donne. Per esempio, si vota perché le mutilazioni genitali femminili diventino illegali, così come per far rendere illegali i matrimoni forzati o che coinvolgono le bambine, una piaga ancora diffusa nell’ex colonia francese.

Inoltre, si abbasserebbe il limite di età per candidarsi a un seggio in Parlamento, che passerebbe da venticinque a diciotto anni.

Perché le opposizioni protestano? Se il referendum passerà e la Costituzione del 2010 verrà modificata, il presidente in carica Alpha Condé potrà ricandidarsi per un terzo mandato proprio alla fine di quest’anno, quando i guineani saranno richiamati alle urne per scegliere il nuovo presidente. La Costituzione prevede infatti il limite dei due mandati per il presidente (ciascuno di sei anni di durata), ma in caso di modifica della Carta, il limite si azzererebbe, permettendo a Condé (oggi ottantduenne) potenzialmente altri dodici anni di potere.

Le preoccupazioni delle opposizioni sono peraltro fondate, visto che né Condé né il suo governo hanno mai smentito la volontà di ricandidarsi.

Le prime notizie che sono arrivate ieri dalla Guinea parlano di scontri e di almeno dieci morti nelle proteste organizzate dalle opposizioni, cui si aggiunge la situazione di incertezza e la paura della pandemia di coronavirus che sta penetrando piano piano anche in Africa.

Il governo ha scelto comunque di tenere queste elezioni e sarà importante capire se le proteste continueranno e come questa situazione si trascinerà fino alle elezioni presidenziali fissate per la fine dell’anno.

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giovanni pigattoGiovanni Pigatto. Una passione per la politica e per la storia. Scrive di Africa e cura il podcast Ab origine su storia, politica e società del continente nero. Una laurea in lettere moderne a Trento e tanta voglia ancora di imparare…

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